Caraibi, la moria di coralli è senza precedenti
Un viaggio nei Caraibi non può in teoria prescindere da un’escursione alla scoperta dei coralli e delle strutture da loro create ma presto tale certezza potrebbe essere scardinata. Secondo un’indagine infatti la situazione dei piccoli esseri viventi è più allarmante che mai e, mentre gli eventi di sbiancamento di massa si susseguono, i colori brillanti dei paesaggi si spengono. La colpa è soprattutto dell’uomo ma intervenire è ancora possibile.

Sempre meno coralli nei Caraibi
Secondo un report del Global Coral Reef Monitoring Network la copertura di coralli duri nei Caraibi è diminuita del 48% tra 1980 e 2024. Alla ricerca hanno partecipato oltre 300 scienziati, provenienti da 44 Paesi. A fare i maggiori danni sono stati gli eventi di sbiancamento di massa verificatisi nella regione. Le barriere coralline hanno quindi subito perdite del 9% nel 1998, del 17.1% nel 2005 e del 16.9% nel 2023-2024.
Il risultato è che i coralli duri che costituivano il 28.1% delle barriere coralline dell’area nel quinquennio 1980-1985, sono arrivati a coprire appena il 14.6% delle strutture tra 2019 e 2024. Il declino è drammatico soprattutto per le Arcopora, una particolare specie di corallo duro un tempo dominante nei Caraibi.
Barriere coralline nei Caraibi: cause delle perdite
I coralli nei Caraibi vanno incontro a un tragico destino a causa di diversi fattori. Gli eventi di sbiancamento di massa, che portano i coralli a espellere l’alga con cui vivono in simbiosi e grazie a cui vantano i brillanti colori, sono determinati soprattutto dal surriscaldarsi delle acque connesso al cambiamento climatico. Le temperature del Mar dei Caraibi è salita di 1.07 °C tra 1980 e 2024, per una media di 0.27 °C di aumento a decennio.
In alcune aree le colonnine di mercurio sono schizzate persino a +1.4 °C. Il diffondersi della malattia nota dal 2014 come Stony Coral Tissue Loss Disease ha aggravato ulteriormente il quadro, insieme al proliferare di specie invasive che hanno alterato gli equilibri all’interno degli ecosistemi, penalizzando la biodiversità.
Caraibi: cosa si può fare per i coralli?
Gli scienziati hanno sottolineato che la situazione per i coralli nei Caraibi è complicata ma non disperata. In un raggio di 20 chilometri intorno ai meravigliosi ecosistemi vive un numero di individui in costante aumento. Tra il 2000 e il 2023 la popolazione di tali aree ha subito un incremento del 27.6%, pari a circa 13 milioni di individui.
Ciò determina un incredibile aumento della pressione sulle barriere coralline ma anche un margine di azione notevole. La priorità è frenare la corsa del riscaldamento globale ma mettere a punto interventi di conservazione coerenti risulta parte integrante della strategia. La costituzione di Aree Marine Protette, come dimostra l’esempio messicano, può fare in tale ambito un’enorme differenza.
I coralli nei Caraibi generano ogni anno un reddito di 6.2 miliardi di dollari. Per quanto le barriere coralline ricoprano poi appena l’1% della superficie terrestre, esse supportano il 25% delle specie marine conosciute. Gli scienziati sono stati dunque chiari sull’importanza di tutelare tali ambienti e hanno specificato che, come essi risultano vulnerabili alle pressioni, appaiono in ugual misura sensibili agli interventi di ristoro.






