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In Inghilterra un quinto della carne proviene da animali sconosciuti

In Inghilterra oltre un quinto della carne nei supermercati e nei ristoranti contiene DNA di animali non sconosciuti, non indicati.

Una recente indagine ha rilevato che più di un quinto dei campioni di carne provenienti da ristoranti e supermercati di tutta l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda del Nord, contiene DNA di animali sconosciuti, non menzionati sull’etichetta.

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145 dei 665 prodotti che sono stati testati dalle autorità locali nel 2017 contenevano appunto almeno una parte di «carne non identificata», un dato allarmante che ha fatto luce, ancora una volta, sulla disinformazione e sulla mancanza di chiarezza delle etichettature alimentari in generale e della carne in particolare.

Prodotti a base di carne che proviene da animali sconosciuti

Immaginate di comprare un burger di carne di struzzo e di scoprire poi che contiene 100% di carne di manzo, come vi sentireste? Questo è solo un esempio delle tante etichettature di carne ingannevoli e imprecise. L’inchiesta della Freedom of Information della BBC alla FSA ha evidenziato che 73 dei campioni contaminati provenivano da rivenditori, compresi tre supermercati, altri 50 da ristoranti, mentre 22 provenivano da stabilimenti di produzione o di trasformazione alimentare. Insomma, il problema è davvero esteso a macchia d’olio. La ricerca non ha menzionato nomi di ristoranti e marchi incriminati, ma ha fornito alcuni dati che possono essere utili per i consumatori.

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Va detto innanzitutto che in cima ai prodotti più comunemente a rischio, ovvero quelli che più di altri contengono DNA di carni di animale non specificati, ci sono la carne macinata seguita da burger, salsicce, kebab, carne di capra e i curry dei ristoranti, ma anche piatti pronti come pizza surgelata e spaghetti alla bolognese. L’aspetto più preoccupante dei dati evidenziati dall’indagine è che non solo alcuni campioni contenevano DNA di ben quattro diversi animali, ma altri non contenevano assolutamente alcuna traccia della carne che appariva sull’etichetta del prodotto, come nel caso del suddetto presunto burger di carne di struzzo. La FSA ha inoltre dichiarato che la carne etichettata come agnello ha più probabilità di contenere tracce di DNA di altri animali, seguito da carne di manzo e capra, e che il DNA della mucca è il contaminante più comune, seguito da maiale, pollo, pecora e tacchino.

La carne in Inghilterra già al centro di uno scandalo

Gli esperti dicono che sostituire la carne costosa con un prodotto più economico è una ragione comune dietro la frode alimentare, un problema globale che purtroppo esiste da secoli e che colpì già il Regno Unito nel 2013. Quell’anno la carne venduta in note catene di supermercati inglesi fu, infatti, al centro di un’altra polemica che scosse l’opinione pubblica, preoccupò i consumatori ed ebbe risonanza a livello internazionale.

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Parliamo del noto scandalo della carne equina, che evidenziò una quantità significativa di DNA di cavallo in numerosi prodotti confezionati su cui era indicata solo carne bovina. Insomma, a distanza di anni la mancanza di trasparenza delle etichette della carne da parte dell’industria alimentare persiste, mettendo in crisi i consumatori e generando dubbi sulla qualità e sull’origine dei prodotti.

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Nomade digitale, docente di social media marketing e scrittrice, appassionata di viaggi, arte, tecnologia e alimentazione vegetariana e vegana. In cucina ama prendere spunto dalle sue passioni, aggiungendo ingredienti naturali e un pizzico di creatività.