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Ghiacciai italiani: due terzi sono a rischio scioglimento

I ghiacciai italiani sono sempre più fragili a causa del clima e, per evitare nuove tragedie, capire quali sono le aree più a rischio è fondamentale.

Dopo la terribile tragedia sulla Marmolada riflettere su come il cambiamento climatico stia mettendo a rischio i ghiacciai italiani è inevitabile. Gli ultimi report non lasciano spazio a dubbi: questi ambienti appaiono sempre più piccoli, frammentati e fragili. La paura per le conseguenze è forte, ma capire quali siano le zone maggiormente in pericolo non è semplice.

ghiacciai italiani a rischio
Foto: Marek Piwnicki @Pexels

Il quadro

In Italia la situazione dei ghiacciai appare purtroppo critica. Oggi nel nostro Paese se ne contano 903, dato che tuttavia non va letto in maniera positiva. I più sono, infatti, molto piccoli e si sono formati in seguito alla frammentazione di corpi glaciali più estesi. I ghiacciai italiani occupano così una superficie di 368 km2, il 13% in meno rispetto al 2010 e il 30% in meno del 1970. Molti di essi si trovano al di sotto dei 4.000 m di quota e continuano inesorabilmente a ritirarsi perdendo massa. Le alte temperature minacciano anche il permafrost, fondamentale per la stabilità delle montagne. Esso è praticamente scomparso dagli Appennini e persino sulle Alpi la sua estensione è ormai limitata.

Ghiacciai italiani a rischio

Monitorare i ghiacciai italiani a rischio resta una priorità. I pericoli maggiori sono individuabili al di sotto dei 3.500 m. Secondo gli ultimi dati di Legambiente persino i ghiacciai dell’Adamello hanno perso più del 50% della superficie totale dall’800 a oggi e si sono ritirati di 10-12 m dal 2016. La zona è dunque costantemente controllata. In Trentino Alto Adige a preoccupare per il suo progressivo ritiro è il ghiacciaio della Fradusta, a quota 2939 m, insieme al ghiacciaio del Careser e al Presena. Per quanto riguarda la Lombardia si teme per il ghiacciaio dei Forni in Valtellina. In Piemonte il ghiaccio del Belvedere ha iniziato 20 anni fa a dare periodicamente origine a un lago, mentre in Valle d’Aosta i crepacci del Brouillard sono tristemente conosciuti. In Friuli-Venezia Giulia il ghiacciaio del Canin ha ormai uno spessore di 11.7 m, a fronte dei 90 m del 1850.

Mitigare i danni

Tragedie come quelle della Marmolada rimangono del tutto imprevedibili, ma restare vigili è d’obbligo. Tra i ghiacciai italiani non esistono zone a rischio zero. Vedere che persino i corpi glaciali del Gran Paradiso, tra le meraviglie naturalistiche più conosciute del nostro Paese, hanno perso il 65% della loro superficie in 200 anni lo ricorda. Il pericolo è che entro il 2100 due terzi dei giganti bianchi scompaiano dalle nostre montagne. La perdita peserà su ecosistemi, turismo, scorte idriche e comunità locali. Il costo in termini di vite umane potrebbe poi essere, come abbiamo dolorosamente appena ricordato, incalcolabile. Monitoraggio continuo e riduzione delle emissioni rimangono le parole chiave, ma non offrono purtroppo più garanzie.

I dati sul numero di ghiacciai italiani a rischio parlano chiaro e ci dimostrano che il crollo della Marmolada rappresenta ben più di un campanello d’allarme. La corsa del riscaldamento globale continua a essere difficile da rallentare e il pericolo di oltrepassare il limite è concreto. Per chi ha negli occhi le terribili immagini degli ultimi giorni, l’indifferenza non è più un sentimento contemplabile.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.