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Efficientamento energetico case, cosa chiede l’Europa entro il 2030?

Una direttiva dell'Europa potrebbe obbligare milioni di italiani alla ristrutturazione delle case per migliorarne l’efficientamento energetico.

Il prossimo 9 febbraio potrebbe essere un giorno decisivo per il futuro dell’edilizia nell’Unione Europea. L’attuale bozza per una direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici dovrebbe arrivare quel giorno sui banchi della Commissione Energia del Parlamento Europeo. Nei piani c’è una forte spinta all’efficientamento energetico delle case in Europa che potrebbe obbligare i 27 Stati membri alla ristrutturazione di milioni di edifici pubblici e privati per eliminare quelli più inefficienti e garantire uno standard minimo comunitario.

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Foto: OpenClipArt @Pixabay

Perché un piano sull’efficientamento energetico delle case?

Gli edifici rappresentano il 40% dei consumi energetici dell’Unione Europea e il 36% delle emissioni di CO2, in gran parte per via della scarsa efficienza energetica. L’obiettivo della direttiva è quello di ridurre i consumi degli edifici eliminando gradualmente quelli meno efficienti. In Europa le ristrutturazioni in atto non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi previsti, considerando come il tasso di ristrutturazione energetica annuale è bloccato attorno all’1%. Ma l’Ue non ha a disposizione secoli per rinnovare il parco edilizio e renderlo capace di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico. La direttiva sull’efficientamento energetico delle case punta al rinnovo di almeno il 75% degli edifici inefficienti presenti in Europa entro i prossimi 25 anni.

Perché l’Italia è preoccupata?

In Italia la maggior parte del patrimonio edilizio è stato costruito prima del 1990 e gran parte degli edifici rientra quindi in classi energetiche poco efficienti. In Italia, inoltre, rispetto ad altri paesi europei, vi sono molti più proprietari di un immobile a uso residenziale. Il costo della nuova direttiva europea sull’efficientamento energetico delle case potrebbe essere quindi particolarmente salato per il nostro paese, con la maggior parte di questo costo destinato a pesare sulle spalle dei privati. Secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), attualmente in Italia 9 milioni di edifici residenziali su 12 non rispetterebbero le richieste di efficienza energetica proposte da Bruxelles. Sempre secondo Ance in Italia la ristrutturazione obbligatoria per l’adeguamento potrebbe riguardare quasi 2 abitazioni su 3.

La proposta dell’Europa sull’efficientamento energetico delle case

Attualmente, la bozza su cui si sta discutendo prevede l’imposizione ad ogni Stato Ue della ristrutturazione di almeno il 15% del patrimonio edilizio non-residenziale più inefficiente (quello attualmente in classe G) portandolo almeno in classe D entro il 2030. Per il patrimonio residenziale invece il passaggio dovrà essere effettuato entro il 2033.

Un salto notevole che potrebbe obbligare milioni di proprietari alla ristrutturazione della propria abitazione per rispettare le normative. La direttiva sull’efficienza energetica, tuttavia, garantirebbe ai singoli Stati ampia discrezionalità e margine di manovra, consentendo l’esclusione di immobili, come edifici storici, monumenti e luoghi di culto.

Un iter di approvazione ancora lungo

Per ora, come scritto, si tratta ancora di una proposta. L’approvazione definitiva appare lontana e il percorso presenta ostacoli. La bozza della direttiva sull’efficientamento energetico delle case dovrebbe approdare sui banchi della Commissione energia del Parlamento Europeo (ITRE) questo 9 febbraio, con ritardo sulla tabella di marcia dopo gli oltre 1500 emendamenti presentati alla bozza. L’arrivo di fronte al Parlamento Europeo vero e proprio è previsto invece per marzo 2023.

Se approvato dal Parlamento, il testo della direttiva sarà discusso nuovamente tra Consiglio, Commissione e Parlamento Europeo nel tentativo di trovare un testo in grado di accontentare tutti gli stati membri. Un testo definitivo potrebbe arrivare già entro il terzo quadrimestre del 2023. Spetterà poi ai singoli Stati membri recepire la direttiva nella legislazione nazionale all’interno della struttura e degli obiettivi chiesti da Bruxelles.

REDAZIONE
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