NutrizioneSaluteScienza

Diete con meno calorie e pasti a orari regolari potrebbero allungare la vita

Esperimenti sui topi hanno dimostrato che mangiare meno e quando il corpo è più attivo, aumenta la longevità. Ora si aprono nuove prospettive per l’uomo.

Mangiare meno, meglio e a orari regolari allunga la vita. Ad affermarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute (HHMI) negli Stati Uniti e pubblicato su Science. La verità, per ora, vale per i topi studiati in laboratorio, ma i risultati ottenuti sono destinati ad aprire nuove prospettive anche per gli esseri umani. Il lavoro mette in risalto il ruolo chiave del metabolismo nell’invecchiamento. Alcuni esperti di nutrizione lo hanno già definito una pietra miliare in questo ambito di ricerca.

Diete con meno calorie e pasti a orari regolari potrebbero allungare la vita
Foto: Fernando Augusto/made-for.studio

Mangiare meno e a orari regolari allunga la vita

Lo studio, guidato dal professore di biologia molecolare dell’University Texas Southwestern Medical Center Joseph Takahashi, è stato condotto su centinaia di topi seguiti in laboratorio per un periodo di quattro anni. Gli esemplari sono stati sottoposti a regimi alimentari diversi: alcuni potevano mangiare senza limiti particolari, ad altri è stata invece imposta una restrizione delle calorie tra il 30 e il 40 percento. Quest’ultimi, infine, sono stati suddivisi in ulteriori sottogruppi, ognuno dei quali alimentato ad un orario differente.

L’esperimento ha permesso di scoprire che i topi sottoposti a una dieta ipocalorica hanno avuto un aumento della longevità del 10 percento. Quelli che invece seguivano la stessa dieta mangiando solo nel periodo di massima attività del loro metabolismo, che per i roditori è la notte, hanno visto la loro aspettativa di vita crescere addirittura del 35 percento, pari a nove mesi in più su una vita media che per i topi è di due anni.

Un faro sulle nuove diete

La ricerca mette in luce come l’orologio biologico giochi un ruolo centrale nel potenziare gli effetti della dieta. I meccanismi dietro questo effetto, tuttavia, restano ancora tutti da scoprire. Inoltre, accende anche un faro sui più recenti programmi alimentari che impongono di mangiare solo in determinati momenti della giornata o fare i pasti seguendo particolari intervalli di tempo.

Il professor Takahashi, infatti, sostiene che i topi non perdono peso in modo più veloce alimentandosi solo in specifici periodi della giornata. La stessa cosa è stata dimostrata da un recente studio clinico sulle persone pubblicato sul New England Journal of Medicine. Questa abitudine potrebbe però portare benefici aggiuntivi per la salute, determinando un allungamento della vita.

E’ solo l’ultima scoperta in questo ambito. Decenni di ricerca hanno evidenziato che la diminuzione dell’apporto calorico nelle diete di alcuni animali, dai vermi alle mosche passando per le scimmie, aumenta la longevità. In questi esperimenti sono stati registrati perdita di peso, miglioramenti nei livelli di glicemia, abbassamento della pressione sanguigna e riduzione delle infiammazioni.

Con l’invecchiamento, i geni degli animali collegati all’infiammazione diventano più attivi, mentre quelli che aiutano il metabolismo rallentano la loro attività. La nuova ricerca ha dimostrato che somministrando ai topi una dieta ipocalorica nel periodo in cui risultano più attivi in base al loro orologio biologico, questi effetti genetici vengono mitigati.

Un percorso agli inizi

Di certo, la comprensione del tema è solo agli inizi. Il professor Takahashi spera che queste scoperte sugli effetti delle diete ipocaloriche su orologio biologico e invecchiamento aiutino a trovare dei modi per aumentare la longevità anche negli uomini. C’è, tuttavia, un problema di fondo da risolvere: sottoporre delle persone agli stessi esperimenti fatti sui topi in ambiente controllato resta piuttosto difficile.

Nel frattempo, lo studioso ha già preso spunto dai risultati per cambiare le proprie abitudini, limitando il consumo di cibo nell’arco di 12 ore durante la giornata. E ha un obiettivo: “Se trovassimo un farmaco in grado di potenziare l’orologio biologico, potremmo sperimentarlo in laboratorio per vedere se è in grado di aumentare la durata della vita“.

 

Fonti: Howard Hughes Medical Institute

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

blank
Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food