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Datteri di mare: perché sono vietati?

Pur non trattandosi di una specie in via d’estinzione, la pesca-raccolta e il consumo dei datteri di mare sono vietati, ecco perché

Inconfondibili, deliziosi e severamente vietati. I datteri di mare, noti anche col nome scientifico Lithophaga Lithophaga, sono una specie di mollusco dall’aspetto caratteristico la cui pesca e consumo sono vietati in tutta Europa. Non si tratta di una specie in via d’estinzione, ma perché allora sono vietati in tutto il continente con pene severissime che prevedono fino a migliaia di euro di multa e addirittura la possibilità di finire in carcere?

datteri di mare
Foto: Gronk @Wikimedia Commons

Cosa sono i datteri di mare

I datteri di mare sono molluschi bivalvi diffusi in tutto il Mediterraneo, in particolare nell’Adriatico e ancora nel Mar Rosso e in ampie are dell’Oceano Atlantico. Prendono il loro nome comune dal loro caratteristico aspetto allungato tra gli 8 e i 10 cm e dal colore marrone che ricorda proprio un dattero. Il loro sapore prelibato ne ha fatto a lungo l’accompagnamento ideale per numerose ricette più o meno tradizionali. In Italia è stato possibile pescare e consumare datteri di mare fino al 1998, anno in cui ne è stata vietata la pesca e il consumo. I datteri di mare sono stati resi illegali anche nel resto d’Europa a partire dal 2006.

Perché i datteri di mare sono vietati per legge?

Come scritto, i datteri di mare non sono una specie in via d’estinzione: allora per quale motivo sono vietati per legge? Il problema è il modo in cui i datteri di mare crescono e in quello in cui prosperano. I datteri di mare vivono esclusivamente incastonati all’interno di rocce calcaree che utilizzano come riparo. La sicurezza di vivere indissolubilmente all’interno di una roccia consente loro di restare al riparo durante il loro lunghissimo periodo di crescita. Per raggiungere una dimensione di 5 cm infatti un dattero di mare impiega dai 15 fino ai 35 anni.

Per catturare un dattero di mare è necessario distruggere la roccia in cui vive utilizzando scalpelli, martelli, martelli pneumatici o, nei casi più estremi, anche esplosivi. La pesca di questo mollusco è considerata uno scempio per l’ecosistema che porta all’irrimediabile distruzione di coste e fondali. Proprio per il lungo periodo di crescita inoltre, una pesca eccessiva potrebbe mettere a rischio questi molluschi.

Cosa prevede la legge

Secondo la legge oggi è vietata “la cattura, la detenzione a bordo, il trasbordo, lo sbarco, il magazzinaggio, la vendita e l’esposizione o la messa in vendita del dattero di mare” anche dei datteri di mare già morti per cause naturali. Per chi infrange questo divieto è previsto il sequestro del pescato e dell’attrezzatura utilizzata, un’ammenda dai 2.000€ fino a i 12.000€ e dai 2 mesi fino ai 2 anni di carcere.

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