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Cuoio vegano dai fiori raccolti nei templi: l’idea di una start-up india

Grazie a un microrganismo che si nutre dei petali è stato possibile produrre un materiale del tutto simile per resistenza ed elasticità alla pelle classica

I fiori utilizzati nelle cerimonie religiose in India diventano cuoio. Phool.co, innovativa start-up specializzata in biomateriali ha sviluppato una pelle vegana biodegradabile per vari settori, in primi quello della moda, sfruttando gli abbondanti scarti floreali raccolti nei templi del Paese asiatico. Si chiama fleather, nome nato dall’unione tra flower (fiore) e leather (cuoio).

Cuoio vegano fiori India

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Com’è nato il leather

L’intuizione, come spesso accade, è arrivata quasi per caso. La principale attività di Phool.co era la trasformazione dei fiori in incenso privo di carbone. Dopo aver notato che sulle montagne di fiori in attesa di essere riciclati si formava uno strato bianco che assomigliava a una pelle, i ricercatori della start-up hanno cominciato a indagare scoprendo che si trattava dell’opera di un microrganismo che si nutriva dei petali.

Il passo successivo è stato quello di identificare le specie biologiche, allevare forme di specie simili in laboratorio e selezionare le migliori in termini di forza e tasso di crescita. In parallelo, gli esperti della stat-up hanno sviluppato una tecnica per estrarre la quantità massima di contenuto nutrizionale dei fiori e utilizzato degli additivi per innescare la crescita dei microrganismi così come affinare le caratteristiche di questo cuoio fatto di fiori. “Abbiamo adattato il microrganismo per aumentare lo spessore e la forza della pelle e migliorare la sua consistenza – ha spiegato Ankit Agarwal, co-fondatore di Phool.co all’Hindustan Times – La resistenza alla trazione e l’elasticità di questo materiale è equivalente o addirittura superiore alla pelle tradizionale”.

Le caratteristiche del materiale

L’industria indiana, dalla moda al settore della selleria, osserva interessata questa alternativa sostenibile. Il Paese asiatico produce il 12,9 percento delle pelli mondiali, una quantità tale da ricoprire una superficie di quasi 278 chilometri quadri. Chiaro, dunque, che l’adozione di un materiale vegano risparmierebbe lo sfruttamento di moltissimi animali. Senza contare che i fiori, trattati chimicamente, spesso finiscono nei corsi d’acqua come il sacro Gange, contaminandola. “Il cuoio ha il collagene che ne garantisce la resistenza e la durabilità – ha aggiunto Agarwal -, mentre il cuoio di fiori contiene la chitina, un altro tipo di proteina che assicura le stesse caratteristiche. Collagene e chitina sono per natura analoghe, ciò rende il fleather il perfetto sostituto della classica pelle”.

Ambiente e inclusione femminile

Oltre ai benefici sul piano ambientale, l’attività di Phool.co ha effetti positivi anche sulla società . La start-up offre lavoro a molte donne, soprattutto a quelle delle caste basse, aiutandole a uscire dalla povertà. Questa realtà innovativa, premiata recentemente dall’associazione animalista PETA, è sostenuta dall’Istituto Indiano per la Tecnologia di Kanpur. “Il fleather segnerà la svolta. L’industria della moda userà sicuramente questa pelle vegana”, ha dichiarato Amitabha Bandyopadhyay, docente di bioingegneria  dell’Istituto.

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