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Crisi climatica: la carne vegetale è la nostra migliore risorsa secondo un report

Un recente report di Boston Consulting Group ha mostrato che per combattere la crisi climatica la miglior soluzione è investire sulla carne vegetale.

Combattere la crisi climatica è una priorità e le nostre speranze di successo dipendono dall’ascesa della carne vegetale e delle proteine alternative. A sottolinearlo ci ha pensato un report del Boston Consulting Group che ha mostrato quanto significativo potrebbe essere l’impatto di una simile rivoluzione alimentare. I segnali positivi dal mercato non mancano e ora gli osservati speciali sono i consumatori.

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Foto: Ion68 @Pixabay

Carne vegetale contro la crisi climatica

Molte delle emissioni prodotte a livello globale sono attribuibili al sistema alimentare, e, soprattutto, alla filiera dell’allevamento. Nel 2020 nel mondo sono stati ingerite 574 milioni di tonnellate di carne, uova, pesce e prodotti caseari, pari a 75 kg pro capite. Ciò non è sostenibile e mitigare gli effetti del riscaldamento globale significa orientarsi verso le alternative. Secondo il Boston Consulting Group il settore della carne vegetale è, dunque, il più promettente in prospettiva green. Un dollaro investito in tale ambito porta a 11 volte più riduzioni di emissioni di uno impegnato per lo sviluppo di auto ecologiche. Il valore è di 7 volte superiore in un confronto con una spesa per l’edilizia a basso impatto.

I vantaggi

Combattere la crisi climatica puntando sulla carne vegetale significa godere di una serie di vantaggi. I prodotti alternativi sono, infatti, molto più salutari delle tradizionali bistecche, e il loro gusto appare sempre più competitivo. Limitare il numero degli allevamenti significherebbe, poi, rispondere anche alla questione alimentare. Le colture impiegate per nutrire gli animali, con i terreni a esse adibiti, potrebbero diventare una risorsa per sfamare l’umanità. Il fatto che il settore della carne plant-based mostri tanto potenziale non deve, comunque, illudere. Migliorare i sistemi di allevamento e ridurre gli sprechi rimane cruciale.

Il mercato

Il mercato della carne vegetale e delle proteine alternative è in espansione. Gli investimenti nel settore sono saliti da 1 miliardo di dollari nel 2019 a 5 miliardi nel 2021, ma ambiti come quello delle energie rinnovabili o delle auto elettriche appaiono, ancora per molti, più attraenti. Il settore dell’edilizia ha, così, ricevuto 4.4 più capitali per la mitigazione dell’impatto ambientale di quello alimentare, sebbene produca il 57% delle emissioni in meno. Il plant-based sostituivo ammonta, così, oggi solo al 2% dei prodotti a base di proteine animali venduti, ma ci si attende che entro il 2035 raggiunga l’11%. Si risparmierebbero, così, emissioni pari a quelle prodotte dal Giappone in un anno e acqua sufficiente a rifornire la città di Londra per 40 anni. I consumatori si dicono pronti a sperimentare, a patto che i prezzi restino contenuti.

La strategia vincente per la lotta alla crisi climatica passa dagli investimenti sulla carne vegetale. Nel 2025 Europa e Nord America dovrebbero raggiungere il picco di consumo di proteine animali e la speranza è che il momento coincida con un deciso cambio di rotta. I singoli dovranno fare la loro parte. Forse davanti alla prospettiva di rinunciare ai viaggi in aereo, l’idea di convertirsi alle nuggets plant based non appare poi tanto traumatica.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.