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Cosmetici, Greenpeace: troppa plastica nei prodotti per il make-up

L’ong ha analizzato i trucchi di undici marchi venduti in Italia. Nel 79 percento dei 672 verificati online sono state individuate materie plastiche.

Ci vuole una transizione verso la sostenibilità anche nel settore dei cosmetici italiani. A chiederlo è Greenpeace dopo la pubblicazione del suo rapporto “Il trucco c’è ma non si vede”, lavoro che evidenzia il problema di microplastiche in molti prodotti di make-up in commercio nel nostro Paese. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti rossetti, lucidalabbra, mascara, cipria e fondotinta. Tipologie di prodotto non interessate dal divieto d’uso di microplastiche in vigore in Italia dall’inizio del 2020 (che ha bandito le microplastiche solo nei cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente).

Greenpeace ha analizzato i trucchi di undici marchi venduti in Italia. Nel 79 percento dei 672 prodotti verificati online sono state individuate materie plastiche

I risultati della ricerca

Il rapporto ha preso in esame i trucchi di undici marchi: Bionike, Deborah, Kiko, Lancôme, Lush, Maybelline, Nyx, Pupa, Purobio, Sephora e Wycon. La ricerca è consistita nel controllo delle liste degli ingredienti e test in laboratorio. Nel 79 percento dei 672 prodotti verificati online sono state individuate materie plastiche e, tra queste, il 38 percento era costituito da particelle solide note come microplastiche. I mascara sono risultati i prodotti in cui gli ingredienti in plastica erano più frequenti (90 percento dei prodotti controllati), seguita da rossetti e lucidalabbra (85%) e fondotinta (74%). Le cinque marche con le percentuali maggiori di prodotti con ingredienti in plastica sono risultate, nell’ordine, Lush, Maybelline, Deborah, Sephora e Wycon.

Le analisi di laboratorio, effettuate su 14 prodotti, hanno evidenziato la presenza di piccole particelle inferiori ai 5 millimetri come il polietilene (in sei prodotti), il polimetilmetacrilato (in due prodotti), il nylon (in due prodotti) e il polietilene tereftalato (in un prodotto). Solo i prodotti dell’azienda Purobio sono risultati privi di ingredienti in plastica.

I timori per ambiente e salute

“Con questa ricerca abbiamo constatato non solo l’ampio utilizzo di particelle solide ma anche l’uso massiccio di polimeri in forma liquida, semisolida e solubile, i cui effetti sulle persone e sull’ambiente non sono del tutto noti”, ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Nemmeno sulle conseguenze sull’organismo umano al momento ci sono ancora certezze scientifiche. Greenpeace, tuttavia, manifesta le sue preoccupazioni anche per la salute dei consumatori, soprattutto per il fatto che questi prodotti entrano in contatto con occhi e bocca. “È paradossale che uno dei settori più importanti del made In Italy continui ad utilizzare, volontariamente, ingredienti in plastica che possono contaminare il pianeta e mettere a rischio la nostra salute”.

Greenpeace precisa di aver comunicato le aziende in questione prima della pubblicazione dei dati dell’indagine. Solo una ha risposto al questionario dell’organizzazione ambientalista. Cosmetica Italia, la divisione di Confindustria di cui fanno parte più di 600 realtà e principale organizzazione di categoria, così come tutte le altre aziende interpellate, non hanno replicato alle richieste dell’ong, limitandosi a ricordare l’avvenuta eliminazione, a partire dal 2015, delle microplastiche dai cosmetici con azione esfoliante o da risciacquo, il cui uso è oggi vietato in Italia.

Le microplastiche sono ovunque

La microplastica oramai si trova ovunque sul pianeta. Di recente, ricorda Greenpeace, è stata identificata anche nella placenta umana: microplastiche, alcune in polipropilene e altre colorate con pigmenti impiegati in numerosi prodotti di uso comune come rivestimenti, vernici, adesivi ma anche cosmetici, smalto per le unghie e prodotti per la cura della persona. Per aiutare i consumatori a scegliere i prodotti per make-up privi di ingredienti in plastica, già disponibili sul mercato, l’organizzazione ambientalista ha costruito la guidaIl trucco c’è”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food