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Cosa sono e come si mangiano le pale dei fichi d’india

Siamo da sempre abituati a pensare ai fichi d'india esclusivamente come frutto, eppure le pale della pianta non dovrebbero essere sottovalutate.


Pur non essendo diffuso in tutte le parti d’Italia, prima o poi vi sarà capitato di assaggiare un fico d’india, frutto di una pianta succulenta della famiglia delle Cactaceae, che raggiunse le nostre terre dal messico ai tempi dell’invenzione della geografia. Eppure i frutti non sono l’unica parte edibile di questa pianta, anzi le pale, le “foglie” di questi cacti,, grazie ad alcune ricette possono diventare una succulenta prelibatezza.

Le pale dei fichi d'india

Le pale dei fichi d’india lungo la storia

Se siete agili con internet è facile scoprire che nella famiglia delle Cactaceae l’Opuntia ficus-indica è la pianta più citata, con più di 12000 articoli accademici a riguardo. Eppure, nonostante i numerosi sforzi, le sue vere origini rimangono avvolte dal mistero. Sappiamo che fu grazie agli spagnoli che lasciò il sud del Nuovo Mondo per approdare nel clima mediterraneo così simile a quello di casa, per poi allungarsi verso i lidi più lontani assieme alle rotte commerciali. Eppure le informazioni prima di quel periodo sono confuse, alcuni ricercatori hanno provato a risalire i diversi gruppi di cloni sparsi per le zone vicino al Messico, trovando prove di una sua passata domesticazione, avanzando anche l’ipotesi che fosse un ibrido nato dall’incrocio tra altri due cacti.

Le pale dei fichi d'india lungo la storia

Come riportato da un articolo intitolato The Origins of Opuntia ficus-indica il quadro diventa così un po’ più chiaro:“About 9,000 to 10,000 years ago the climate began to change and become more arid. Coincident with this, large prey animals became extinct and the vegetation changed to become similar to that found today. With his main food supply gone, man had to look elsewhere for sustenance. Small game and vegetable matter quickly took their place at the dinner table.Un geniale mix tra pressione selettiva dovuta dal clima e necessità alimentari umane, ecco quali potrebbero essere stati i germogli di questa pianta.

Il fico oggi

In Sicilia queste piante sono ormai parte integrante del genoma locale, sono identitarie, crescono dappertutto, perfino sulle terrazze delle case, in una versione infestante che trova la sua giustificazione nei dolci frutti che produce. Ma non è dei fichi d’India che vogliamo parlare in questo articolo, ma delle pale, o più correttamente cladodi, quelle ampie sezioni di fusto dalla caratteristica forma sopra le quali trovano spazio le spine e i frutti. Per non lasciare che il sole faccia evaporare l’acqua al loro interno si sono dotate di una scorza coriacea, ma ancora verde per permettere la fotosintesi.

Il fico oggi

Dal Messico arrivano le prime testimonianze del loro impiego in cucina, si pensa che molto prima dell’arrivo degli Spagnoli, già con gli Aztechi probabilmente, fossero ampiamente utilizzate. La prima cosa a cui bisogna fare attenzione durante la raccolta è l’età della pala: solo le più giovani, verdi e tenere infatti sono perfette per essere cucinate. Una volta private delle spine, le pale devono essere meticolosamente lavate, tagliate a cubetti di circa un centimetro, dopodiché vengono immerse in una pentola con l’aggiunta di un pizzico di sale e un paio di cucchiai di aceto per ogni sei pale. Questo procedimento porterà l’espulsione della gelatina, dalla consistenza spiacevole, lasciando la consistenza delle “foglie” più o meno intatta.

A questo punto basta condirle oppure ultimare la preparazione con un passaggio in padella. Il sapore ricorda quello degli asparagi e del fagiolino, promettendo di stupire i vostri commensali.

Fonti: greenme.it – ibersan.it -e-gaia.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.