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Cibi industriali: meno ne mangiamo, meglio viviamo

Cibi industriali: meno ne mangiamo, meglio viviamo

Stili di vita artificiali e cibi industriali ci hanno allontanati dalla nostra natura, ma un cambio di abitudini può riportare l'armonia

Il consumo di cibi industriali è oggi talmente abituale da essere diventato scontato, la nuova normalità in fatto di come produrre e come mangiare. Ma questo tipo di cibo ha un enorme impatto sull’ambiente esteriore e sul nostro ambiente interiore. E, più in generale, è forse l’ultima tappa di un lungo percorso che abbiamo intrapreso e che ci ha allontanati da ciò che si può definire “naturale”. Ma esiste un’alternativa più sana?

cibi industriali
Foto: Lukas Bieri@Pixabay

I cibi industriali non sono i cibi naturali

Mangiamo sempre meno cibo naturale. Il cibo ultralavorato dall’industria rappresenta più della metà di quello che si mangia in Nordamerica e il 25-30% del cibo europeo”, sostiene Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, e presidente dell’associazione “La Grande Via”. La grande distribuzione, e prima ancora la grande produzione, ci ha abituati a cibi pronti da scaldare in forno, o a minestre e carni in scatola. Ci ha abituati a pani confezionati, snack dolci e salati, o salumi insaccati. E anche a bevande zuccherate e sostituti dei pasti. Tutti cibi tipicamente trattati con additivi sintetici, coloranti, conservanti ed emulsionanti.

Secondo grandi studi epidemiologici citati dal dott. Berrino, “A parità di età e di altre cause di morte, chi ottiene metà delle calorie che consuma da questi cibi aumenta la mortalità del 40% rispetto a chi ne mangia raramente. E ancora: un bicchiere al giorno di bevande industriali aumenta il rischio di morte, soprattutto per diabete e malattie di cuore, del 20% circa”.

Per tagliare i ponti con queste abitudini dovremmo essere noi a scegliere il nostro cibo, e non lasciare che siano gli interessi di chi li produce a scegliere per noi. Mangiare meno carne, perché la produzione industriale ci ha viziati a consumarla tutti i giorni rispetto al passato, e perché questo vizio comporta deforestazione ed emissioni di gas a effetto serra. Mangiare i cibi veri piuttosto che le loro trasformazioni industriali, facendo particolare attenzione a cereali integrali e a una ricca varietà di legumi, verdure, frutta, semi oleaginosi. E poi cucinarli, invece di farseli precuocere da qualcun altro o cuocerli al volo.

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Foto: shu lei@Pexels

Oltre il cibo: stile di vita naturale e stile artificiale

Prima ancora di come mangiamo, c’è il modo in cui produciamo il cibo a non essere più naturale. Secondo Berrino, la terra dobbiamo “coltivarla e custodirla”, non “sfruttarla e renderla sterile come stiamo facendo. Si stima che oggi l’80% della terra coltivata non sarebbe produttiva senza l’uso intensivo di fertilizzanti”. I pesticidi e i fertilizzanti sintetici uccidono i microbi del suolo, ma quei microbi rendono la terra viva. In un solo centimetro cubo ce ne sono decine di milioni, che fissano l’azoto atmosferico e recuperano dai minerali e dal materiale organico decomposto tutte le sostanze necessarie a far nascere nuove piante.

E prima ancora di come produciamo e mangiamo il cibo, c’è lo stile di vita a essere lontano da quello naturale: il vivere immersi in città fatte di asfalto e cemento da cui sono banditi tutti gli altri esseri viventi, e i ritmi di vita che ne sono una conseguenza. I bagni di foresta organizzati da “La Grande Via”, invece, fatti di trekking, meditazione, lettura e scrittura, e cibo sano, hanno evidenziato risultati sorprendenti: riduzione di cortisolo del 30%, della pressione sistolica, e anche di tensione, stanchezza, confusione, aggressività e depressione; dall’altra parte, aumento del vigore fisico e della variabilità del ritmo cardiaco.

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Foto: Bessi@Pixabay

Un’armonia che si può recuperare

La produzione e il consumo di cibi industriali piuttosto che naturali è quindi solo un pezzetto del puzzle di una vita sana e longeva. Ma è di sicuro un pezzetto importante, che può riflettersi in positivo su tutti gli altri.

Come ricorda il dott. Berrino, “diversi studi, in particolare quelli del premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom, hanno mostrato che i sistemi indigeni di gestione delle risorse possono essere migliori di quelli dei governi centrali e della privatizzazione”. E ancora “Tuttora noi umani siamo in simbiosi con la natura. Anche se ce ne siamo dimenticati il nostro corpo e la nostra mente ne hanno bisogno, tant’è vero che subiamo l’incanto del mondo non antropizzato”.


Enrico Becchi
Enrico Becchi
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Scrittore, divulgatore scientifico, giornalista. Con quello che scrivo e racconto cerco di rendere le persone consapevoli di sé stesse e del mondo spaziando fra tanti ambiti, fra le scienze naturali e le scienze di frontiera.
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