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Carne in laboratorio, fantascienza a portata di mano

Può affascinare o spaventare l'idea che ormai l'essere umano sia in grado di crescere una bistecca in laboratorio senza bisogno dell'intero animale, ad ogni modo c'è chi pensa che questo sarà il futuro, che ci piaccia o meno.

Nel 2013 era stato il turno degli hamburger, quest’anno invece è toccato a pollo e anatra. Stiamo parlando della produzione di carne in laboratorio, sintetizzata da cellule staminali, identica a quella originale ma senza che un animale sia dovuto morire per poter venire incontro alla nostra voglia di una bistecca.


I limiti della carne tradizionale

Lo abbiamo potuto vedere in una versione tutta nostrana nelle scorse giornate pasquali: agnellino sì o agnellino no? Le posizioni erano delle più nette da ambo le parti, chi additava i consumatori di carne come assassini scellerati, chi invece sosteneva di poter scegliere in piena libertà la propria dieta. Sopra gli argomenti di natura tecnica sul consumo di carne, inquinamento, efficienza limitata, scarsa sostenibilità, problemi di natura sanitaria, solo per citarne alcuni, spiccava la questione etica. È giusto o meno uccidere una creaturina come un agnello per sfamarsi? Devono essersi posti questa domanda anche i creatori di Memphis Meats, start up statunitense la cui attività si concentra nella produzione di carne sintetica, ottenuta da cellule coltivate in laboratorio.

Pollo prodotto in laboratorio fritto

«Il nostro obiettivo è produrre carne in un modo migliore, che sia più sostenibile per l’ambiente e credo che questo sia un importante salto tecnologico per l’umanità» con queste parole Uma Valeti, cofondatore della start up avrebbe riassunto la missione dell’azienda.

Ecco allora che si potrebbe aprire un’alternativa alla produzione della carne che, almeno sotto alcuni punti di vista, potrebbe far venire meno il problema etico. Se si è in grado di produrre proteine animali sotto forma di tessuti complessi in laboratorio, per poter assemblare una bistecca senza che nessun animale debba essere ucciso nel procedimento.

Territori inesplorati

Purtroppo, per quanto sia un argomento che molti relegherebbero volentieri ai libri di fantascienza, la faccenda è decisamente concreta: la Perfect Day, un’altra start up del settore, prevede di lanciare il proprio latte senza mucca entro la fine del 2017, senza che ancora si sappia bene quali debbano essere gli enti adibiti al controllo, mentre Memphis Meats si aspetta di lanciare i propri prodotti nei prossimi cinque anni. Ma come viene prodotta esattamente questa carne?

Il procedimento è lo stesso messo a punto dall’Università di Maastricht, vengono prelevate delle cellule staminali direttamente dal muscolo degli animali e le si fa moltiplicare, coltivandolo, su apposite impalcature fino a che non si formano circa 20000 filamenti, sufficienti per fare un hamburger o una polpetta.

Territori inesplorati, anatra artificiale

Il risultato è un prodotto che per sapore e consistenza a detta di molti è indistinguibile dalla carne tradizionale, anche se va detto che l’assenza di grasso (in alcuni tipologie di tagli preparati in laboratorio) o di condimento (per questioni di natura sperimentale) possono influire moltissimo sul risultato.

Noi italiani però, si sa, non possiamo che essere diffidenti verso certe innovazioni nel campo del food, basti vedere l’approccio che ancora conserviamo in gran parte verso gli Ogm. Ed è esattamente l’immagine che fotografa un’indagine seguita da Coldiretti, in cui il 97% degli italiani risulterebbe contrario perfino alla sua produzione, nemmeno al suo consumo.

Polpetta di carne prodotta in laboratorio

E non sono da meno gli allevatori nostrani, che si preoccupano soprattutto dell’aspetto economico della vicenda, come viene sottolineato dall’allevatore veronese Gianmichele Passarini, associato a Cia in una intervista rilasciata ad Ansa: “Avrebbe un impatto disastroso per la filiera italiana e per l’agricoltura in genere visto che l’animale viene allevato col mais. L’indotto rischia il ko. Il made in Italy ha investito molto sulla qualità, il territorio, la tracciabilità e il taglio degli antibiotici. La carne sintetica sarebbe un tracollo etico rispetto al nostro saper fare, al nostro modo di produrre, e di fare impresa. Vedo minate le buone pratiche in agricoltura da un biotech che invece di aiutarci ci sostituisce

In realtà tutte le questioni, almeno per il momento, potrebbero ridursi ad una semplice domanda.
Voi la mangereste una bistecca fatta in laboratorio?

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.