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Assenzio, storia della fata verde amata dai poeti maledetti

Distillato dall’elevato tenore alcolico, a cavallo dei due scorsi secoli ha fatto scalpore in Europa, prima di essere bandita nel 1915. E oggi cosa beviamo quando ordiniamo dell’assezio?

Vi sarà capitato, davanti al bancone di un bar vecchio stile, di far cadere l’occhio su una bottiglia dal contenuto verde sfavillante e un’etichetta un po’ art nouveau. Quasi sicuramente stavate guardando dell’assenzio, anche conosciuto come La fée verte, la fate verde, o ancora Le péril ver, il pericolo verde, per le sue proprietà alquanto particolari. Ma del resto stiamo parlando di una bevanda decisamente sopra le righe, tanto che perfino Oscar Wilde ci dedicò un verso: “L’Assenzio, come una poesia, favorisce l’amore”


Assenzio, storia della fata verde amata dai poeti maledetti

Da medicamento a sollazzo dei bohèmiens

Si pensa che la ricetta originale, a base di erbe tra cui l’Artemisia Absinthium, sia stata messa a punto attorno al 1700, ma chi fu a inventarla rimane ancora oggi un mistero. Secondo alcuni fu il medico Pierre Ordinaire, dottore francese esiliato in Svizzera, mentre per altri la paternità è da attribuire a Henriette Henriod, conosciuta anche come mamma Henriod. Chi sia stato dei due il primo non si sa, quel che è certo è la vendita, da parte di Henriette Henriod, della ricetta segreta al sindaco della sua città, affare che egli portò avanti con il suo futuro genero, tale Henri-Louis Pernod, il cui cognome da allora è sempre stato associato alla bevanda.

Da medicamento a sollazzo dei bohèmiens

La sua vera diffusione però inizia solo nel 1830, quando i soldati francesi di ritorno dall’Algeria raccontarono di come l’assenzio li avesse protetti dal colera, dal tifo, dalla dissenteria e addirittura dalla malaria. Così questa strana bevanda dal colore verde brillante e il sapore amaro di anice cominciò a diffondersi tra tutte la classi sociali, dalla borghesia al proletariato passando per gli artisti. Ed è proprio quest’ultima categoria a decretarne il fumoso fascino, poeti come Baudelaire e Manet lo citano nelle loro opere e si dice che anche Van Gogh ne facesse abbondantemente uso.

Come è cambiato l’assenzio?

All’inizio del ventesimo secolo però le cose cominciarono a cambiare e lo fecero molto rapidamente grazie alle voci che volevano l’assenzio come una pericolosa droga, in grado di generare allucinazioni e plagiare la mente. Si crede che ci siano stati tre principali fattori ad alimentare queste teorie: il movimento sociale nato per combattere l’alcolismo, che coinvolse bene o male tutta l’Europa; i primi studi scientifici sulla pericolosità del tujone, un componente dell’olio essenziale dell’artemisia, da cui si ricava il distillato; infine un’agguerrita concorrenza, in questo caso i produttori di vino francese, che vedevano nell’assenzio un pericoloso concorrente.

Si può morire d’assenzio?

Bandito dal vecchio continente per quasi un secolo ricominciò a tornare nei locali alla fine del 1900, dopo che le voci sui suoi supposti effetti collaterali furono definitivamente smentite, anche se la Comunità Europea ha comunque imposto valori limite per il tujone. Proprio su questo punto si consuma la presa in giro più comica: si calcola che di questo composto, anche nei liquori d’epoca, ci fosse quattro volte meno tujone dei limiti attualmente imposti. Quindi potete stare tranquilli: quando ordinerete un bicchiere di fata verde al bar, la prossima sera in cui vi sentirete ispirati, starete assaporando la stessa bevanda amata da Van Gogh e Wilde.

TOPIC assenzio
Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.