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Ansia da cambiamento climatico: un problema dei nostri tempi

L’ansia da cambiamento climatico colpisce sempre più persone, e mentre ci si chiede se si tratti di una patologia, imparare ad affrontarla è la priorità.

In un tempo in cui il futuro del pianeta appare appeso a un filo, sentir parlare di persone colpite da ansia da cambiamento climatico non è più un’anomalia. Psicologi e sociologi stanno analizzando fenomeno e sintomi. Oggi molti si chiedono se la condizione emergente possa essere considerata una malattia, ma la questione appare complessa e piena di sfumature che richiedono approfondimenti.

ansia da cambiamento climatico
Foto: Ron Lach @Pexels

Ansia da cambiamento climatico

Forse potrebbe apparirci sorprendente ma oggi i soggetti che dicono di soffrire di “ansia da cambiamento climatico” sono in constante aumento. Tale condizione, definita eco-ansia, provoca nei diversi individui sensazioni di nostalgia, senso di impotenza, panico, vergogna e persino senso di colpa. Chi ne “soffre” può sperimentare condizioni di stress, ansia, e, in certi casi, anche di vera e propria depressione. Secondo un’analisi pubblicata l’anno scorso da The Lancet i più colpiti sono i giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Di questi 6 su 10 si dicono preoccupati per il presente, quasi la metà sperimenta una qualche forma di stress per la questione e ¾ si sono dichiarati spaventati dal futuro.

Coscienza o patologia?

Definire l’ansia da cambiamento climatico in modo corretto non appare semplice. Alcuni psicologi sottolineano che presentare la condizione come una patologia può rivelarsi controproducente. La terapia rimane una risorsa fondamentale. Essa deve, però, mirare a far comprendere ai soggetti quanto i loro sentimenti siano leciti, razionali e, anche, condivisibili. Evitare che la coscienza, emersa sotto forma di trauma, porti all’isolamento della persona è la priorità. Caroline Hickman, psicologa di Climate Psychology Alliance, ha spiegato che gran parte della nostra società vive nella cosiddetta “climate bubble”. In essa a dominare è il negazionismo, declinato nell’ostinazione di continuare a vivere ignorando. Chi soffre di eco-ansia non può scendere a patti con tale atteggiamento e il rischio è che il senso di solitudine finisca per sopraffare l’individuo.

Combattere l’ansia

Capire come convivere con l’ansia da cambiamento climatico è diventata, nel nostro tempo, una priorità. Chiunque voglia vivere con coscienza non può non guardare a presente e futuro con preoccupazione. Le insufficienti azioni di governi e autorità finiscono, poi, per caricare il bagaglio emotivo del soggetto con un costante senso di abbandono. Spesso questo si traduce anche nella sensazione di non essere compresi dai propri cari. Incoraggiare chi è tormentato dall’eco-ansia all’azione è, allora, vitale. Promuovere gruppi in cui il problema possa essere discusso e l’attivismo possa trasformarsi in una forma di reazione è, poi, altrettanto importante. Combattere non significa, insomma, superare e maturare questa consapevolezza costituisce, spesso, la maggiore difficoltà.

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Considerare l’ansia da cambiamento climatico come una problematica globale dovrebbe risultare, oggi, quasi naturale. Evitare di identificare la complessità da cui ogni individuo viene definito con una “malattia da guarire” è fondamentale. Comprendere che la resilienza deve diventare parte integrante del modo di vivere tanto della collettività quanto dei singoli è il primo traguardo a cui aspirare.

Fonti: The Lancet e American Psychology Association

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.