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Anche le creature nelle fosse oceaniche mangiano plastica

Non si salva nessuno dalla plastica, nemmeno le creature delle fosse oceaniche, il cui organismo è stato trovato pieno del materiale inquinante per eccellenza.

Gli organismi marini delle fosse oceaniche sono contaminati dalla plastica, per la precisione dalle microplastiche che precipitano in profondità, di cui le creature si nutrono pensando si tratti di materiale organico. A fotografare questo inquietante scenario è stata una nuova ricerca, pubblicata su Royal Society Open Science, un ulteriore campanello di allarme per una situazione che sembra sempre di più sfuggirci di mano. Se perfino gli organismi più lontani da noi risentono dell’inquinamento che produciamo, quali soluzioni possiamo intraprendere?

creature oceaniche plastica
Foto di OceanWatch

La minaccia della plastica nelle profondità

Va detto immediatamente che la scoperta fatta dagli scienziati non è nuova: il timore che la plastica potesse raggiungere le profondità degli oceani era sentito da tempo e diversi prelievi avevano già dimostrato il fenomeno in atto. Gli scienziati sanno da tempo che le microplastiche hanno raggiunto i punti più oscuri dei fondali, Fossa delle Marianne compresa, ma le ultime scoperte sono ancora più preoccupanti.

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Non solo la plastica è arrivata nei luoghi più impervi del pianeta, si è anche inserita nella catena alimentare, finendo in organismi conosciuti come anfipodi. Queste creature abitano le profondità degli oceani e si cibano di microplastiche che scambiano per semplice materia organica. Il problema è che una singola fibra di questo materiale, per le sue dimensioni, può causare moltissimi problemi agli anfipodi.

L’esperimento degli scienziati

Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno dovuto posizionare alcune trappole sul fondo dell’oceano per catturare questi anfipodi per poterli studiare. Per evitare contaminazioni gli scienziati sono arrivati ad esplorare l’intestino crasso di questi animali, scoprendo tracce di plastica nell’80% delle creature prelevate. Le poche a non averla ingerita ne avevano piccole quantità sul corpo.

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La cosa che ha colpito gli scienziati è la provenienza: secondo il loro studio è molto probabile che le microplastiche ingerite dagli anfipodi provengano da tessuti, quasi sicuramente finite nel mare dallo scarico delle levatrici. Anche un solo pezzo di questa plastica può essere letale, ma si calcola che in tutti gli oceani ce ne siano circa 51 triliardi, di cui il 90% è minuscolo.

Questa ricerca mette in luce un ulteriore segnale sull’inquinamento da plastica: ci stiamo avvicinando pericolosamente ad un punto di non ritorno e la soluzione va trovata il più rapidamente possibile.

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