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Allevamenti intensivi di polli: ecco le nuove potenziali fabbriche di virus

Gli allevamenti intensivi preoccupano da anni gli scienziati e, mentre le segnalazioni si moltiplicano, il terreno per i virus appare più che fertile.

Da anni gli allevamenti intensivi stanno fornendo purtroppo terreno fertile allo sviluppo di virus e batteri. I polli appaiono gli animali più a rischio e, mentre gli esempi di spillover non mancano, l’OMS è ormai certa che sia il momento di mobilitarsi. Il futuro preoccupa gli esperti e ora ripensare il nostro stile di vita sembra l’unica soluzione.

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Allevamenti intensivi e patogeni:

Gli allevamenti intensivi sono ormai considerati una potenziale fonte di patogeni. Michael Greger, medico, ha spiegato che ci troviamo nella cosiddetta “terza era” delle malattie umane. 10.000 anni fa abbiamo vissuto il passaggio di virus e batteri dagli animali appena addomesticati all’uomo. Nell’800 abbiamo attraversato la Rivoluzione Industriale con le patologie cardiocircolatorie, tumorali e alimentari. Oggi ci troviamo nell’età delle zoonosi scatenate da intensificazione agricola e allevamenti industriali. Sovraffollamento, massiccio utilizzo di antibiotici e somiglianza genetica tra gli animali portano all’emergere di patogeni in grado di fare il salto di specie. La possibilità di moltiplicarsi a oltranza, e quindi di mutare, aumenta il rischio di trovarsi di fronte a malattie molto pericolose.

Potenziali fabbriche di virus:

I casi di focolai scoppiati in allevamenti intensivi sono ormai diversi e a preoccupare sono soprattutto quelli relativi alle influenze aviarie. La FAO ha avvertito che varietà e violenza di tali virus sono in aumento e le vicende degli ultimi anni lo dimostrano. Nel 2020 un ceppo di aviaria conosciuto come H5N8 ha portato ad Astrakhan, in Russia, alla morte di 101.000 polli in pochi giorni. Successivamente altri 900.000 volatili sono stati abbattuti in via precauzionale ma 7 lavoratori sono risultati comunque contagiati dal virus. Oggi l’attenzione è, invece, concentrata sulla Cina. Lì lo H5N6 ha infettato 48 persone dal 2014 a oggi, ma nelle ultime settimane la metà degli infettati è deceduta.

Allevamenti intensivi e futuro:

L’emergere di virus e batteri negli allevamenti intensivi non può che preoccupare. Molti ritengono tali contesti sicuri e necessari a soddisfare il fabbisogno di proteine di una popolazione mondiale in crescita, ma è evidente che la situazione non risulta più sostenibile. Fino a qualche tempo fa governi e industrie identificavano come cause della diffusione di patogeni gli uccelli migratori. Oggi l’evidenza confuta tale teoria e bisogna riconoscere che la dinamica è quella di un circolo vizioso. Un virus, magari innocuo in natura, muta, cioè, all’interno degli impianti industriali, per poi sfruttare le rotte degli uccelli migratori per diffondersi ulteriormente.

Gli allevamenti intensivi rappresentano per i patogeni un ambiente ideale di sviluppo. Il mondo è ancora sconvolto dalla pandemia da COVID-19 e comprendere che il rischio che fenomeni simili si moltiplichino in futuro è concreto, è vitale. Gli animali non sono fatti per essere rinchiusi in spazi angusti in precarie condizioni e, forse, la natura ha trovato un modo per impedirci di dimenticarlo.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.