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4 lezioni dal lockdown per ottimizzare i consumi di energia e inquinare meno

Restrizioni e smart working hanno cambiato il modo in cui viviamo le case, un’esperienza da cui possiamo prendere qualche insegnamento per il futuro

I primi lockdown hanno modificato i flussi dei consumi energetici. Le limitazioni alla circolazione e l’imposizione del lavoro da remoto hanno sconvolto, con gradi diversi a seconda del paese, la routine quotidiana di molte persone. Di conseguenza, è cambiato anche il modo in cui si vivono le case durante la giornata. Alcuni ricercatori britannici hanno sfruttato questa situazione, colta come un grande esperimento di massa difficilmente ripetibile, per monitorare le variazioni rispetto al periodo pre-Covid nel Regno Unito. Da questa analisi, sono saltate fuori quattro lezioni che per limitare i consumi e aiutare l’ambiente, in futuro ma anche in questa seconda fase dell’emergenza.

Consumi energetici lockdown

1. Un uso meno concentrato di elettricità permette di tagliare CO2

Un problema su cui gli addetti ai lavori del settore elettrico ragionavano prima del lockdown era l’alta richiesta di elettricità nelle fasce serali. Il motivo? Rientrando dagli impegni di giornata, le persone utilizzavano molti elettrodomestici in quelle poche ore a casa. Questo generava un picco di domanda ed era necessario mettere in funzione delle centrali elettriche di supporto, gli impianti più inquinanti (sono alimentati a gas o diesel) e costosi a disposizione, per soddisfare la grande richiesta. Ci si chiedeva perciò come si potesse ridurre questo picco o farlo slittare in una fascia in cui era disponibile energia più pulita. Il lockdown ce l’ha fatta: stando più a casa, apparecchi come le lavatrici venivano accese durante la giornata.


2. Il ritmo della vecchia routine non conviene

Anche se confinati tra le mura di casa, in molti casi la riorganizzazione delle nostre giornate ha portato a cambiamenti che, per certi versi, ci fanno vivere più sereni. Cambiamenti che si riflettono anche sui consumi di energia. Basti pensare all’ansia di dovere fare mille faccende domestiche alla sera, tornati dal lavoro. Ora, invece, alcune di queste attività possono essere spostate al primo mattino, non dovendo uscire di corsa per andare in ufficio. L’uso di elettrodomestici era quindi spalmato nell’arco della giornata, contribuendo a evitare picchi  di richiesta energetica nella fascia serale. Quando tutto sarà tornato alla normalità, non per forza dobbiamo recuperare  vecchi ritmi.

3. Anche le centrali elettriche hanno bisogno di flessibilità

Dunque, il lockdown ha concesso più flessibilità alle persone durante le giornate. Chi più, chi meno, poteva gestirsi la giornata liberamente, senza vincoli di orario scanditi da lavoro e spostamenti con i mezzi. Le nostre vite sono diventate meno sincronizzate con quelle degli altri. Di conseguenza anche il consumo di elettricità si è ridistribuito. Un cambiamento che ha consentito di alleggerire la richiesta nelle fasce più critiche e di soddisfare il fabbisogno con fonti più pulite. Anche le centrali elettriche hanno bisogno di flessibilità.

4. Le nostre case vanno migliorate dal punto di vista energetico

Il primo lockdown arrivato è arrivato in una stagione tutto sommato accettabile dal punto di vista climatico. Ora, con le nuove limitazioni, dovremo invece affrontare le rigide temperature dell’inverno e tenere il riscaldamento acceso più a lungo. Per restare nelle nostre case al caldo, oltre che al riparo dal contagio, il consiglio è quello di migliorare l’efficienza energetica delle proprie case con restauri e isolamenti, magari sfruttando l’Ecobonus introdotto dal governo. Queste operazioni possono alleggerire la bolletta, evitare sprechi inutili e ridurre l’inquinamento derivante dagli edifici vecchi.

REDAZIONE
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