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Vinitaly e l’importanza della certificazione biologica

Al Vinitaly 2017 si è parlato molto di vino biologico, una produzione importante in Italia soprattutto per i suoi sbocchi all'estero.

Siamo a Vinitaly 2017, tra gli sterminati stand carichi di bottiglie e il fiume di appassionati del vino che si sono riversati a Verona per questi cinque giorni. Eppure non ci siamo fiondati subito a bagnarci il becco con qualche bottiglia particolarmente pregiata, né ci siamo avventati sui banchi del padiglione sol&agrifood per assaggiare i prodotti più meritevoli, almeno non immediatamente, invece eccoci al convegno organizzato da ccpd e certiquality su: Bio e sostenibilità, perché convengono anche nel vino?

Ccpb e Certiquality

«Due organismi di certificazione che lavorano assieme, un messaggio importante per il biologico» con queste parole Fabrizio Piva apre il convegno, sottolineando come «il biologico è un driver che guida il mercato, non solo quello interno ma anche quelli esteri». Ma cosa sono queste due realtà di preciso? Ccpb (certificazione e controllo di prodotti biologici) opera, appunto, come organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari e “no food” ottenuti nel settore della produzione biologica oltre che in quella eco-compatibile ed eco-sostenibile.

Dopo la fusione con Imc (Istituto Mediterraneo di Certificazione), sono diventati i capigruppo di cinque altre società sparse per il mediterraneo. Certiquality invece offre servizi di certificazione, ispezione e formazione, e lo fa in numerosi campi, di cui il food & packaging è solo una parte. Umberto Chiminazzo, direttore di questa realtà, spiega il motivo di tanto interesse per il settore, semplicemente sottolineando come «la crescita continua, anche quest’anno, parliamo 6%, oltre 13 miliardi di euro, una crescita complessiva del 17% e un export aumenta del 30%».

Vinitaly ccpb e certiquality

Il mercato Bio

Come abbiamo già raccontato in un altro articolo, il mercato biologico insomma è uno dei più fiorenti in questo momento, sicuramente se valutato in relazione ad altre realtà del settore, ma sembrerebbe esserci un margine decisamente ampio per migliorare ancora,«il 50% dei consumatori è disponibile a cambiare marca se nota maggiore attenzione alla sostenibilità – prosegue Chiminazzo, citando dati Nielsen – il 40% dei consumatori è addirittura disposto a cambiare punto vendita».

Ma non è solo il mercato interno ad ingolosire i produttori, quanto piuttosto quelli esteri, basti pensare che «un terzo circa dell’export va negli Stati Uniti.» Sull’argomento interviene anche Lucrezia Lamastra, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, che sottolinea come quasi tutti gli intervistati in un questionario abbiano espresso la loro disponibilità a spendere di più per migliorare la sostenibilità. Ma si va addirittura oltre: i consumatori sono disposti a pagare di più? «Quasi tutti – conclude la dottoressa Lamastra – hanno espresso la loro disponibilità a spendere di più per migliorare la sostenibilità»

Vinitaly e il mercato bio

Sostenibilità: un concetto sfuggente

Ma di cosa parliamo quando trattiamo di sostenibilità? La dottoressa prosegue spiegando che il concetto non è dei più semplici, anzi «la sostenibilità è un concetto più ampio, posso produrre vino biologico ma venderlo in bottiglie comprate molto lontano». O ancora impiegare delle tecniche colturali sì biologiche, ma che implicano una bassa sostenibilità, dimenticando che questa «è strategica per affrontare i rischi, essere efficienti, soddisfare delle esigenze di mercato, valorizzare attributi di prodotto.»

Questo concetto può essere declinato ulteriormente in ambientale, economica e, spesso dimenticata, anche sociale. Un esempio su tutti sono le spese che una cantina deve affrontare per il controllo della temperatura, spesso riducibili se precedute da un’attenta progettazione, che tenga sempre conto delle diverse sfaccettature di “sostenibilità”.

Alla chiusura della mattinata sembra evidente che Vinitaly non lascia spazio solo a spensierate bevute o pregiate bottiglie, ma dà anche, e forse soprattutto, l’opportunità di osservare un settore con gli occhi dei suoi addetti ai lavori e i suoi esperti.

Fonti: eatpiemonte.com – ilsughero.org

TOPIC biovino
Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.