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Vini sudafricani, una breve guida

Vini sudafricani, una breve guida

La storia dei vini sudafricani inizia nel 1650 e ad oggi rappresenta una vera attrazione per i turisti che capitano nel paese. Ecco una breve guida per orientarvi meglio.

I vini sudafricani hanno alle spalle una storia molto interessante, fatta di rotte commerciali e influenze da numerose parti del mondo. Oggi il Sud Africa è una nazione che conserva un potente fascino per gli appassionati di vino, in particolare per i rossi maturati in botte, che costituiscono delle eccellenze anche a livello globale. Abbiamo raccolto qualche informazione utile per orientarsi in questo mondo dei vini sudafricani.

La storia dei vini sudafricani

Tutto ebbe inizio nella città di Cape Town, all’epoca un semplice avamposto che rappresentava una sosta sulla rotta delle spezie. Erano gli anni ‘50 del 1600 e il governatore olandese Jan van Riebeeck iniziò a piantare le prime viti, non tanto per produrre un’ottima bevanda quanto per combattere lo scorbuto. Almeno, questo era quello che si credeva all’epoca, oggi sappiamo che a fare la differenza è la vitamina C, ma questa è un’altra storia.

Nel 1680 la produzione di vino era aumentata ulteriormente grazie all’impegno di Simon van der Stel, che si impegnò nella costruzione di molti altri vigneti. Il suo obiettivo non era semplicemente quello di produrre una bevanda passabile, ma di garantire il miglior vino possibile. Per fare questo emanò una legge che punisse i produttori di vino che raccoglievano l’uva ancora acerba o che producevano la bevanda in catini fatiscenti.

Con questo inizio i vini sudafricani cominciarono subito con il piede giusto e negli anni seguenti la cultura della vigna si fece solo più forte, almeno per qualche secolo. Ci fu un momento di crisi nel 1886, quando quasi tutte le viti furono decimate dalla fillossera: a questo punto i vignaioli più convinti, per non rinunciare ai loro guadagnati, optarono per varietà dalla grande resa, come la Cinsault, conosciuta in Italia come Ottavianello.

L’impegno nella produzione era così intenso che per il 1900 le bottiglie erano molto più numerose dei clienti disposti a comprarle, e il prezzo crollò di conseguenza. Questa sorta di crisi durò fino all’inizio del 2000, quando finalmente i viticoltori ebbero in mano tutti gli strumenti per tornare a produrre vino di qualità, esportandolo anche all’estero.

Quali sono i vini sudafricani più famosi

Oggi, nonostante i vini sudafricani non siano ancora conosciuti quanto quelli di altre nazioni, si stanno ritagliando una loro nicchia. Entriamo ora un po’ più nel dettaglio riguardo alle bottiglie più conosciute e apprezzate.

Vini rossi sudafricani

Come abbiamo anticipato tra i vini sudafricani quelli rossi sono particolarmente apprezzati, in particolare quelli fatti maturare in botte di quercia.

  • Pinotage: questa è l’unica vite ad essere unica del Sudafrica, non cresce in nessun’altra parte del mondo. È stata messa a punto nel 1925 come incrocio tra il pinot noir e il cinsault. Ha un profilo aromatico complesso e un corpo pieno, e a seconda del periodo di invecchiamento può sviluppare note di caffè o cioccolato.
  • Cabernet sauvignon: un altro vigneto molto apprezzato tra i vini sudafricani, di un rosso ancora più intenso rispetto al Pinotage. Durante la lavorazione quest’uva prende un particolare sentore di frutti di bosco, bacche scure e note di pepe, assieme a una sfumatura che ricorda il tabacco.
  • Merlot: un vino rosso più delicato rispetto a quelli citati finora, è caratterizzato da un tannino quasi gentile, accompagnato da note fruttate molto riconoscibili. Un tempo era usato principalmente insieme ad altri uvaggi, ma oggi si possono trovare senza problemi bottiglie 100% merlot.
  • Syrah: una curiosità, in sudafrica viene chiamato «Shiraz», ma si tratta della stessa uva. Si tratta di una qualità molto versatile, ricca di sapori e aromi, in particolare quelli tostati, come cacao o caffè.
  • Cape Blend: come lo stesso nome suggerisce, questo vino è prodotto dall’unione di diversi uvaggi, ma per avere questo nome deve sempre avere almeno un 30% di Pinotage. Le altre uve sono quelle già citate, assieme al cabernet franc. Tra i vini sudafricani questo è un altro riconosciuto come molto tipico.

Vini bianchi sudafricani

Il fatto che i vini sudafricani rossi siano particolarmente rinomati non significa che non ci sia scelta tra quelli bianchi. Anche questi, in alcuni casi, vengono fatti maturare in botte, acquistando note uniche nel loro genere.

  • Sauvignon blanc: a proposito di vini bianchi famosi in tutti il mondo, il sauvignon blanc del sudafrica è particolarmente apprezzato, in particolare per la sua bilanciata acidità.
  • Chardonnay: questo uvaggio è spesso utilizzato per produrre vini che maturano in barrique, sviluppando un aroma ricco e complesso, in particolare caramello, vaniglia e un inconfondibile sentore di burro.
  • Chenin blanc: normalmente ha un bouquet più complesso di altri vini sudafricani bianchi, come il Sauvignon blanc, ma allo stesso tempo non arriva a sfidare lo chardonnay.
  • White blends: come i Cape Blend, anche i white blends sono estremamente interessanti da provare in sudafrica. Ne esistono molte versioni diverse, tutte particolari e da non perdere.

Non mancano anche i rosè, prodotti in diverse cantine ma non sono assolutamente comuni come bianchi e rossi. Ultimi ma non ultimi ci sono anche i passiti, considerati dessert wines, prodotti con acini lasciati «passire» al sole leone. Il risultato sono vini dall’alto tenore zuccherino, molto aromatici, perfetti per accompagnare dolci o concludere un pasto.


Matteo Buonanno Seves
Matteo Buonanno Seves
Scopri di più
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.
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