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Vendemmia, la peggiore degli ultimi 50 anni, ma la leadership rimane

Sembra che il clima di questa estate abbia alla fine presentato il conto, non si vedeva una cosa del genere da oltre mezzo secolo, eppure l’Italia rimane leader mondiale nella produzione.

La vendemmia del 2017 porterà alla produzione di poco più di 40 milioni di ettolitri di vino, circa il 26% in meno rispetto ai 54 milioni dell’anno scorso. In altri termini, la peggiore degli ultimi 50 anni, un calo sostanziale della resa da imputare interamente al clima, inclemente nelle gelate primaverili come nel caldo torrido di quest’estate. Se non fosse che quest’ultima variabile climatica, assolutamente democratica e trasversale nel colpire anche i maggiori competitor europei, ha permesso allo stivale di conservare il proprio primato produttivo.

Vendemmia, la peggiore degli ultimi 50 anni, ma la leadership rimane

Un’Europa sulla stessa barca

Le ragioni di questo andamento negativo sono almeno due: le gelate primaverili che hanno colpito diverse regioni italiane, mietendo vittime tra germogli più delicati. A questo primo attacco alla produzione è seguito il clima estivo, caratterizzato da un caldo intenso e una scarsissima quantità di precipitazioni. In poche parole: cambiamento climatico. Non hanno paura ad usare questo termine i professionisti del settore, costretti a fare i conti con un trend che va in una direzione precisa, non singole annate anomale.

Un’Europa sulla stessa barca

Ma questa situazione non si è verificata solo in Italia, gelate e arsura hanno colpito tutti i produttori europei, facendo registrare flessioni su tutti i fronti. In Francia si stimano poco più di 37 milioni di ettolitri prodotti – circa un 18% in meno – e in Spagna probabilmente non si arriverà a toccare i 36 milioni. Questi dati però, per quanto negativi, hanno permesso all’Italia di conservare il suo posto di leader mondiale nella produzione di vino.

Puntare sulla qualità

I dati sono stati raccolti e analizzati da Ismea e Unione Italiana Vini, elaborati per conto dell’Osservatorio del vino e presentati il 7 Settembre al Ministero delle Politiche Agricole. Si tratta di proiezioni ovviamente, che però hanno la tendenza ad essere abbastanza accurati, anche se manca la possibilità di anticipare la qualità delle bottiglie che verranno prodotte.

Puntare sulla qualità

«I dati rilevati – dicono dall’Uiv, come riporta La Stampa – ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra microaree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità, nella maggior parte delle zone analizzate, si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per definire con certezza come evolverà al termine della vendemmia e nei prossimi mesi».

Questa diminuzione nella produzione però potrebbe avere anche i suoi risvolti positivi: i produttori sono ora spronati a spremere quanto più valore possibile dei frutti di questa annata, che per quanto dura potrebbe aver dato alla luce un’ottima uva.

Fonti: lastampa.it – ansa.it – gds.it – meteoweb.eu – vintagewinebarbistro.com

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REDAZIONE

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