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Lattuga spaziale: coltivare in microgravità

Ci sono molti più motivi di quanti potreste immaginare per cominciare a preoccuparci di coltivare verdura nello spazio e il primo, tanto per cambiare, è sicuramente quello economico.

Non c’è niente da fare, quando si parla di cibo si riescono immancabilmente a trovare i collegamenti più disparati con altre materie, un esempio su tutti l’articolo sui Cheerios e il programma spaziale russo. E rimaniamo quasi sulla stessa linea parlando ancora di spazio, però questa volta la pietra miliare umana è ingombrante: nel 2015 alcuni astronauti hanno consumato per la prima volta dei vegetali non coltivati sulla terra. Per la prima volta l’uomo ha mangiato cibo ‘alieno’.

Questione di efficienza

Questione di efficienza

La domanda sorge spontanea: “Perché?” Perché coltivare verdura nello spazio quando siamo così bravi a liofilizzare e disidratare alimenti sulla terra? In primo luogo non bisogna mai dimenticare i costi di trasporto: per mettere in orbita un chilogrammo di materiale bisogna immaginare una spesa tra i 10.000 e i 40.000 dollari. Decisamente poco efficiente e esponenzialmente problematica con l’aumentare della quantità di prodotto da trasportare, più massa equivale anche a più volume necessario, quindi razzi più grossi, più pesanti e con maggiore necessità di carburante, che a sua volta avrà peso e avanti così in un loop antieconomico che per della lattuga proprio non ne vale la pena. Non mancano considerazioni sul consumo e produzione di ossigeno e anidride carbonica, che potrebbero essere sfruttati per migliorare l’efficienza dei sistemi di ricircolo e filtraggio della stazione spaziale.

Uno sguardo verso Marte

Uno sguardo verso Marte

La lattuga coltivata sulla stazione spaziale è solo un piccolo passo verso un’estesa sperimentazione con lo scopo di integrare la produzione di vegetali con le lunghe tratte spaziali, come quella che dovrebbe portarci su Marte, e eventualmente implementarla anche sulla superficie del pianeta stesso. Queste piantine sono coltivate con un sistema simile all’idroponica, senza quindi un vero e proprio terreno in cui affondare le radici, quanto piuttosto un substrato inerte di argilla su cui le piante attecchiscono mentre assorbono nutrienti da una soluzione nutritiva.

La lattuga è cresciuta in una situazione di microgravità senza difficoltà, anche se il primo raccolto, risalente al 2014, non fu consumato ma rispedito invece sulla terra congelato per svolgere alcuni esami di accertamento, i quali confermarono la bontà delle verdure. Visto che il terreno di Marte non è adatto, se non con qualche modifica un po’ più strutturata di quelle viste nel film The Martian, la soluzione idroponica dovrebbe mettere immediatamente gli astronauti nella condizione di poter coltivare le prime patate marziane. A velocizzare ulteriormente il ciclo vitale delle piante ci hanno pensato anche le luci led impiegate nella piccola serra espandibile, colorate di blu e rosso, le frequenze di luce più assorbibili dalla varietà di lattuga impiegata.

Uno sguardo verso Marte

Ma sarà anche buona? I tre astronauti che l’hanno provata nell’agosto del 2015 si sono dimostrati entusiati: Kjell Lindgren ha esclamato al suo primo morso un sorpreso “That’s awesome“, positività condivisa dagli altri due membri. É possibile vedere il video del loro primo assaggio qui. Non siete curiosi?

Fonti: Natureworldnews – Ibtimes – Ecoblog – Ilpost – Agronotizie – Rte – Nasa

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.