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Un vino affinato in fondo al mare: dagli abissi alla tavola

L'ambizione di trovare un luogo che sia il più naturale possibile per far invecchiare il vino ha portato a curiose sperimentazioni subacquee, con il successo anche di qualche realtà italiana.

Immaginate di aver invitato a cena una persona per voi importante e quindi, volendo fare una bella figura, decidete di offrire il miglior vino della vostra cantina. Certamente la cosa potrebbe complicarsi se il vostro miglior vino a disposizione è attualmente in una delle tante «casse» immerse nelle profondità del mare. Non c’è bisogno comunque di disperare perché i produttori di vini che rendono disponibile questo particolare vino invecchiato sott’acqua, stanno prendendo piede un po’ in tutta Europa.

Un vino affinato in fondo al mare: dagli abissi alla tavola

Da una fortuita scoperta ai primi pionieri

Questo particolare metodo di invecchiamento è nato per caso, dopo il ritrovamento di una nave inabissata nel 1880 vicino all’arcipelago delle Aaland – situate tra la Svezia e la Finlandia – nel Mar Baltico. La nave era diretta verso la Russia e trasportava del pregiato champagne destinato alla corte dello zar, il quale però non ebbe mai il privilegio di assaggiare il contenuto di quelle bottiglie: il bastimento affondò prima di arrivare a destinazione.

Da una fortuita scoperta ai primi pionieri

Insieme al relitto, vennero quindi ritrovate anche 168 bottiglie intatte che, dopo specifiche analisi, hanno rivelato di contenere del vino ancora integro. Alcuni coraggiosi sperimentatori assaggiarono il contenuto invecchiato nelle profondità degli abissi e constatarono l’ottima qualità e conservazione. In poco tempo si decise di procedere con il progetto A Cellar in the Sea, il quale aveva lo scopo di studiare e sperimentare l’invecchiamento di bottiglie di champagne poste in fondo al mare nell’arco di cinquant’anni e le conseguenze di tale metodo sulla qualità del prodotto.

Il successo

Il progetto A Cellar in the Sea si rivelò molto promettente poiché le condizioni ambientali al di sotto della superficie del mare presentano delle caratteristiche perfette per un invecchiamento ottimale: la temperature è fresca e costante, il buio è completo, l’umidità è assoluta e ci sono meno possibilità che avvengano delle interferenze con il processo.

Il successo a 60 metri di profondità

Anche Philippe Faur – Brac (esperto di vino e vincitore del titolo come miglior sommelier del mondo nel 1992) approvò questa qualità di vino affermando che «tutti i tipi di vino possono essere conservati sott’acqua con effetti positivi a lungo termine».Una volta appurata la funzionalità e la particolarità dell’invecchiamento subacqueo, in Europa alcuni pionieri decisero di dedicarsi alla produzione di questa specifica qualità pregiata di vino. Alcuni esempi sono l’associazione vinicola Les vins de Bandol in Francia, la cantina Veuve Clicquot nel Mar Baltico e la società agricola Bisson.

Sapore di mare e non solo

Ma quali sono le qualità che vengono esaltate immergendo le bottiglie di vino nel mare? Lo spumante Abissi classico ha un profumo intenso che varia tra il muschiato ed il salmastro; il sapore è secco e il perlage è fine e persistente. Esiste anche una versione rosè in cui spiccano comunque un sapore secco con note salmastre e minerali. La Bisson ottiene queste caratteristiche per i suoi spumanti immergendo le bottiglie (che sono contenute in gabbie di acciaio inox) ad una profondità di ben sessanta metri, dove la temperatura è costante a diciotto gradi.

Non solo il sapore del mare

Inoltre questo metodo di invecchiamento non solo risalta alcuni sapori del vino, ma incrementa anche l’attività turistica delle località marine in cui viene adoperata tale pratica. Ne è un esempio la Cantina di Santa Maria La Palma che, nei pressi di Alghero, ha permesso al pubblico di compiere delle visite guidate subacquee presso le cantine sommerse ospitate nell’Area Marina Protetta di Capo Caccia.

Fonti: bissonvini.it – liberoquotidiano.it – corriere.it – gastronauta.it – fanpage.it – notizie.delmondo.info

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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.