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I tre Mostaccioli: un solo nome per tanti biscotti

Si dice ce ne sia una versione diversa per ogni regione, anche se in realtà condividono un filo rosso direttamente dall'epoca romana. La ricetta più famosa, in ogni caso, rimane quella partenopea.

Non ce ne vogliate a male, ma questo articolo rischia per forza di cose di toccare i sensibili tasti di qualcuno: quando si parla di mostaccioli – o mostacciuoli, mustacciuoli, mustazzoli – trovare la loro vera regione d’origine è quasi impossibile. Alcune fonti indicano in generale il sud Italia come zona d’origine, ma se ne trovano tracce anche il Lombardia e Sardegna, senza contare il Lazio e l’Abruzzo per aggiungerci Calabria, Sicilia e naturalmente Campania. Tutti rivendicano la paternità di questo biscotto a forma di rombo. Voi lo conoscete?

I tre Mostaccioli: un solo nome per tanti biscotti

Il filo rosso dello stivale

Per trovare la più probabile origine dei mostaccioli il segreto sta nel loro nome: uno degli ingredienti che ritorna più spesso nelle diverse ricette di questo biscotto è proprio il mosto cotto, l’asso nella manica per restituire dolcezza all’impasto. Per questa particolare caratteristica non si tratta di un dolce prodotto tutto l’anno, ma anzi la sua produzione era relegata solitamente a novembre, dopo la raccolta dell’ultima uva.

Il filo rosso dello stivale

Il latino «mustum» anticipa proprio questo particolare dolcificante, e il mostacciolo sembrerebbe proprio comparire inizialemente in epoca romana. Abbiamo infatti testimonianza di «mustacei» nel De Agricoltura di Catone, libro in cui l’autore ne descrive proprio la preparazione «intridi un moggio di farina con il mosto, aggiungici anice, cumino, due libbre di grasso, una libbra di cacio e della corteccia di alloro, quando avrai impastato e dato la giusta forma, cuoci sopra foglie di lauro.» Ecco, forse per fortuna qualche cambiamento alla ricetta originale c’è stato, lasciando tre capisaldi come la farina, il miele e ovviamente il mosto.

I tre Mostaccioli

Meglio comunque parlare delle tre ricette più famose per questo dolce, cominciando da quella partenopea. A differenza delle altre varianti quella napoletana vuole una glassa di cioccolato a ricoprire il biscotto, conosciuto come Mustacciulo. Tradizionalmente a forma di rombo, il miele e il cacao assieme lo rendono sempre gradito ai bambini, che ne divorano in quantità verso Natale.

I tre Mostaccioli

I mustazzoli salentini invece barattano il mosto d’uva per il cotto di fichi. La lieve differenza del nome potrebbe sottolineare questa differenza nella ricetta: il latino «mustace», ovvero alloro, che veniva impiegato per insaporire la ricetta e in questa versione rimane molto più evidente. Oltre a questa erba aromatica gli altri ingredienti che spiccano sono le mandorle, la cannella e il limone.

Ultimi ma non ultimi i mostaccioli calabresi, la cui ricetta è praticamente identica a quella partenopea, se non per un dettaglio molto particolare: possono avere le forme più disparate. Dai fiori agli animali i cosiddetti mostacciolari danno forma a questi biscotti in base al patrono del paese.

Fonti: giallozafferano.it – taccuinistorici.it – lacucinaitaliana.it – wikipedia.org – glutenfreetravelandliving.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.