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Specismo vs antispecismo

Origine, significato e principi di questi due concetti

Che cosa significano e come nascono i termini “specismo” e “antispecismo”? Su quali convinzioni si basano? Proviamo a fare chiarezza.

Specismo e antispecismo

Definizione

L’Enciclopedia Treccani inserisce nel 2019 i due termini nella sua sezione Neologismi, spiegandoli come segue.

Per specismo si intende la “convinzione secondo cui gli esseri umani sono superiori per status e valore agli altri animali, e pertanto devono godere di maggiori diritti”.

Antispecismo invece fa invece riferimento al “pensiero, movimento, atteggiamento che, in opposizione allo specismo, si oppone alla convinzione, ritenuta pregiudiziale, secondo cui la specie umana sarebbe superiore alle altre specie animali e sostiene che l’essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un’altra specie.

Origine

Il termine “specismo” (speciesism, in inglese) è stato introdotto nel 1970 dallo psicologo inglese Richard D. Ryder, che ha respinto per motivi etici la sperimentazione animale. Nel 1975 il termine si è poi diffuso grazie alla pubblicazione del libro-manifesto del movimento animalista “Liberazione animale” di Peter Singer, in cui specismo è definito “un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.

Nel 2002 lo stesso pensiero è stato espresso dal sociologo americano David Nibert, secondo cui lo specismo è “un’ideologia creata e diffusa per legittimare l’uccisione e lo sfruttamento degli altri animali”.

All’interno di questo contesto, è nato il concetto di antispecismo: come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane e l’antisessismo rifiuta la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie.

Principi

Secondo l’antispecismo, l’essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un’altra specie. Non deve perciò uccidere, far soffrire o discriminare esseri senzienti né utilizzare risorse derivanti dalla loro sofferenza.

Il movimento antispecista chiede inoltre la modifica dell’attuale stato giuridico degli animali, non più da trattare come beni di proprietà, ma come portatori dei diritti/interessi fondamentali alla vita, alla libertà e alla non-sofferenza.

Da una parte dunque lo specismo, che accorda agli umani uno stato morale privilegiato, dall’altra l’antispecismo, per cui i non appartenenti alla specie umana hanno diritto a uguali considerazione e rispetto.

REDAZIONE
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