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Sistema Ets dell’Unione Europea per le emissioni, cos’è e come funziona?

È il meccanismo di scambio di quote di emissione di gas serra dell’Ue, istituito per ridurre l’inquinamento dell’atmosfera e il riscaldamento globale.

Con l’acronimo Eu Ets, ci si riferisce all’European Union Emission trading system, cioè il Sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea. E che cos’è? Si tratta di un meccanismo che stabilisce per le aziende più inquinanti dei limiti al rilascio in atmosfera di alcune categorie di gas serra, quelli responsabili del riscaldamento globale e quindi dei cambiamenti climatici, obbligandole a pagare se vogliono inquinare di più. Come? Comprando appunto delle quote di emissioni che danno diritto a produrne di più in una dinamica che ricorda quelle delle azioni in borsa.

Sistema Ets dell’Unione Europea
Foto: Marcin Jozwiak @Unsplash

Cos’è il sistema Ets dell’Unione Europea

Il sistema Ets dell’Unione Europea è il primo e più grande sistema internazionale per lo scambio di quote di emissione al mondo. È stato istituito nel 2005 ed è attivo in tutti i Paesi Membri dell’Ue, a cui si aggiungono Islanda, Liechtenstein e Norvegia. A partire da quell’anno, la sua evoluzione, e quindi l’irrigidimento progressivo delle misure previste, è avvenuta a fasi ed è ancora oggetto di riforme. Revisioni difficili da realizzare per il loro impatto sull’economia dei diversi Paesi. Ora siamo nella quarta fase (2021-2030) e l’Unione europea lo ha inserito nel suo pacchetto Fit for 55, l’insieme di politiche portate avanti per tagliare le emissioni del 55 per cento entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Come funziona

Il funzionamento dell’Ets dell’Unione Europea è complicato. Per semplificare le cose, partiamo dal principio di base: un’azienda che sfora i limiti di inquinamento stabiliti, dovrà comprarsi dei “diritti aggiuntivi a inquinare” di più sborsando soldi se vuole continuare a sporcare l’atmosfera; l’azienda che produce emissioni inferiori a queste soglie, può invece compensare l’inquinamento della prima vendendole i propri diritti ad inquinare non sfruttati. Lo scopo è spingere aziende e industrie più impattanti a diventare più pulite, investendo su impianti e tecnologie piuttosto che per questi “permessi” ad emettere.

L’Ets segue il principio del Cap and Trade. Viene cioè fissato dall’Ue un tetto o limite, che stabilisce la quantità massima che può essere emessa dagli impianti interessati. Entro questo limite, le imprese possono acquistare o vendere quote (i carbon credit) in base alle loro esigenze. Una quota dà al suo titolare il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica o l’ammontare equivalente di un altro gas serra.

Inoltre, un numero limitato di quote di emissione viene assegnato a titolo gratuito (allocazioni gratuite) ad alcune imprese sulla base di regole armonizzate di assegnazione applicate in tutta l’Ue. Le imprese che non ricevono quote di emissione a titolo gratuito o in cui le quote ricevute non sono sufficienti a coprire le emissioni prodotte devono acquistare le quote di emissione come spiegato sopra. Possono farlo nell’ambito di aste pubbliche europee, riceverne a titolo gratuito oppure ottenerle sul mercato, quasi come fossero delle azioni o altri titoli finanziari. Se una società non adempie agli obblighi di conformità, vengono applicate delle sanzioni.

Gas serra e industrie interessate

L’Ets dell’Unione Europea, nel momento in cui scriviamo, punta a ridurre le emissioni di tre gas serra in alcuni settori particolarmente impattanti: anidride carbonica (Co2) derivante da produzione di energia elettrica e di calore, settori industriali ad alta intensità energetica, comprese raffinerie di petrolio, acciaierie e produzione di ferro, metalli, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, pasta di legno, carta, cartone, acidi e prodotti chimici organici su larga scala e aviazione civile; ossido di azoto (N2O) derivante dalla produzione di acido nitrico, adipico e gliossilico e gliossale, perfluorocarburi (PFC) derivanti dalla produzione di alluminio. Tutte le imprese europee rientranti in questi settori sono obbligate ad aderire al sistema, anche se in alcuni comparti esistono delle eccezioni a seconda delle dimensioni degli impianti.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food