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Scienziati e inquinamento da aerei: i climatologi sono in testa

Il rapporto tra scienziati e inquinamento da aerei è stato da poco al centro di un’indagine. Paradossalmente a volare di più sono gli studiosi del clima.

A ottobre è stato pubblicato in Global Environmental Change uno studio sul rapporto tra scienziati e inquinamento da aerei. A condurlo è stato l’UK Centre for Climate and Social Transformation e l’analisi si è concentrata sul 2017. Qualunque sia l’interpretazione, i dati risultano sorprendenti e allarmanti. La pandemia ha portato a un’inversione di tendenza e, in vista del futuro, da questo periodo abbiamo molto da imparare.

Scienziati inquinamento aerei

Lo studio e i dati:

Lo studio sulla relazione tra scienziati e inquinamento da aerei rappresenta il primo macro lavoro del settore. Nella ricerca sono stati coinvolti 1400 scienziati attraverso 59 paesi. A viaggiare di più per motivi di lavoro sono i climatologi, con un massimo di 3 viaggi all’anno, rispetto ai 2 dei colleghi di altre discipline. Indipendentemente dal campo di specializzazione il numero di viaggi aerei aumenta con l’anzianità di professione. Paradossalmente i climatologi sono anche i più consapevoli dell’impatto ambientale dell’inquinamento aereo e il 29% di loro dichiara di aver rinunciato ad almeno un evento per questo. Negli altri campi lo afferma solo il 5%.

Interpretazione e allarme:

Il rapporto tra scienziati e inquinamento da aerei è influenzato da diversi fattori. I climatologi svolgono, infatti, molto lavoro sul campo e, spesso, in zone remote. Le conferenze inoltre, hanno per loro un ruolo fondamentale e ne richiamano un gran numero da ogni parte del mondo. Lorraine Whitmarsh, ricercatrice principale, ha affermato che i dati dimostrano che la conoscenza non basta. Gli sforzi per ridurre le emissioni da inquinamento aereo vengono lasciati ai singoli. A determinare le scelte sui voli sono, infatti, spesso motivazioni pratiche e personali, come la situazione familiare o i costi, e questo non è sufficiente.

Pandemia e futuro:

La relazione tra scienziati e inquinamento da aerei è stata ovviamente modificata dalla pandemia. Le limitazioni degli spostamenti hanno forzato molte realtà a sviluppare modalità diverse. L’interazione fisica è stata sostituita da quella virtuale e il contributo da remoto ha assunto un ruolo fondamentale. Le conferenze sono diventate più accessibili e i costi sono stati nettamente tagliati. Secondo la Whitmarsh è proprio questo il momento di proporre politiche che riducano drasticamente l’inquinamento aereoKevin Anderson, professore all’Università di Manchester, ha poi affermato che questa ricerca dovrebbe essere un catalizzatore per un rapido cambiamento. Secondo lui è giunto il momento che il mondo accademico si adatti al ventunesimo secolo.

A questo ritmo entro il 2050 gli aerei saranno responsabili di un quarto delle emissioni totali di CO2. Perché il peso di quest’affermazione possa essere compreso, il rapporto tra scienziati e inquinamento da aerei deve mutare. Un cambio di mentalità è d’obbligo. La comunità dovrebbe essere in prima linea, ma i climatologi devono essere messi nelle condizioni di poter dare l’esempio.

REDAZIONE
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