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Ringraziate il norvegese Olsen per il sushi al salmone

Bjorn Eirik Olsen fu l'uomo che riuscì a cambiare le abitudini alimentari di un'intera nazione con la sola arma del commercio.


Molto di quello che sappiamo del sushi purtroppo si rivela spesso e volentieri errato, soprattutto per chi non può permettersi abitualmente di spendere la cifra che servirebbe per gustare qualcosa di simile al vero sushi. Un altro falso mito da scardinare riguarda il salmone, pesce onnipresente nei menù dei locali dedicati a questa cucina , ma che in realtà non è mai stato apprezzato in Giappone, dove si consuma da soli trent’anni.

Ringraziate il norvegese Olsen per il sushi al salmone

Un problema di parassiti

Fino agli anni ‘90 il salmone non era mai comparso nei ristoranti nipponici, non faceva parte della cultura del sushi e difficilmente veniva trovato anche solo piacevole da mangiare, in particolar modo crudo. Come mai questa avversione? Perché il salmone pescato nell’Oceano Pacifico era infestato da parassiti, con la diretta implicazione che prima del consumo fosse necessario cuocerlo attentamente.

Un problema di parassiti

A questo punto interviene un problema opposto, praticamente dall’altra parte del mondo: la Norvegia ha una questione in sospeso con il salmone: se ne pesca troppo. Veramente troppo, tanto da dover trovare velocemente una soluzione per non intasare il mercato locale, possibilmente trovando una lucrativa valvola di sfogo in mercati poco esplorati.

Il sushi al salmone, dalla Norvegia con furore

Mentre si stava già pensando alla costruzione di freezer industriali per lo stoccaggio del pescato in eccesso fu incaricato un uomo, Bjorn Eirik Olsen, di tentare un’altra strada. Per Olsen il ragionamento fu relativamente facile, decise semplicemente di rivolgersi ad un paese storicamente portato al consumo di pesce, il Giappone, così decise di recarsi nel paese del sol levante e riunire un gruppo di imprenditori dell’industria del pesce.

Il sushi al salmone, dalla Norvegia con furore

In un’intervista rilasciata a npr.org egli stesso racconta: «And they say, it’s impossible. We Japanese do not eat salmon roll. They say, it doesn’t taste good. They say the color is wrong also; it should be redder. It has a smell. And they say that the head has the wrong shape.»

In pratica i giapponesi erano convinti facesse abbastanza senso consumare il salmone crudo per tutta una serie di ragioni, una su tutte però era la presenza di parassiti che da sempre ne avevano obbligato il consumo solo dopo cottura. Ma il salmone norvegese, o meglio, il salmone atlantico, non aveva assolutamente questo parassita, e poteva essere consumato anche crudo senza problemi.

Convincere i giapponesi a fidarsi di questo prodotto non fu affatto facile, ci vollero quasi dieci anni perché si diffondesse, ma una mossa sicuramente vincente di Olsen vendette a prezzo stracciato 5000 tonnellate di salmone ad una azienda, a patto però che questa distribuisse il suo prodotto nei supermercati sotto forma di sushi. La strada per la conquista del Giappone era spianata.

Fonti: eater.com – yesofcorsa.com

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Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.