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Reti derivanti illegali: una minaccia per mari e oceani

Le reti derivanti sono trappole mortali per molte specie protette di pesci e mammiferi. Nonostante le norme la minaccia non si attenua.

Le reti derivanti costituiscono una piaga per mari e oceani. Molte specie protette di pesci e mammiferi, quali balene, focene o tonni rossi, trovano la morte tra le maglie di questi strumenti. Il loro utilizzo è, nella teoria, severamente regolamentato, ma nella pratica spesso sfugge ai controlli. Il loro impatto ambientale è drammatico e non mancano le proteste contro gli organi responsabili del controllo.

Reti derivanti

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Il funzionamento delle reti derivanti:

Le reti derivanti sono utilizzate per la pesca passiva e sono definite “da posta”. Sono costituite da maglie sottili, la cui misura varia in base alla specie presa di mira. Vengono calate per intercettare le rotte dei pesci e rimangono verticali grazie a un sistema di galleggianti e zavorre. Arrivano alla profondità di circa 50m, e la loro copertura massima può arrivare ai 50 km. A causa di queste caratteristiche le reti derivanti finiscono per costituire dei veri e propri “Muri della morte”.


Norme e dati:

A causa del drammatico impatto ambientale delle reti derivanti, le norme per regolamentarne l’utilizzo si sono susseguite. Nel 1992 l’ONU ha dichiarato illegali le reti con una lunghezza superiore ai 2.5 Km nelle acque internazionali. Nel 2002 poi le reti derivanti sono state del tutto proibite dall’UE nella pesca di pesci quale il tonno e il pesce spada.  Nonostante queste leggi i numeri non accennano ad abbassarsi. Le catture accidentali determinate dal fatto che queste reti intrappolano tutto indiscriminatamente sono la principale problematica connessa a questo sistema. Nel 2008 circa 300 000 tra delfini e piccole balene trovarono la morte in questo modo e, secondo gli studi, il numero a oggi è raddoppiato. Secondo una ricerca dell’Università di Padova un quarto dei cetacei che si sono arenati sulle coste italiane negli ultimi anni, sono morte a causa delle di queste reti.

Le proteste degli ambientalisti:

Le reti derivanti sono ancora molto utilizzate nella pesca di specie da mare aperto quale il pesce spada e questo, secondo molti ambientalisti, è dovuto a carenze sistematiche Molte organizzazioni no profit lamentano una mancanza di omogeneità nelle norme e affermano che questo rende le leggi contorte e inapplicabili. Francesco Mirabito, attivo ambientalista siciliano, rileva poi che la scappatoia è dietro l’angolo. Afferma che “I pescatori sanno che per le autorità è impossibile controllarli tutti” e che, spesso partono con reti derivanti legali che poi in mare vengono unite per costruire le pareti mortali. Anche i sequestri non sono particolarmente temuti, poiché si tratta di reti comprate sul mercato cinese per un prezzo bassissimo.

Le reti derivanti illegali rappresentano un mezzo economico che porta a un guadagno facile, rapido e abbondante. Per questo risultano particolarmente difficili da bandire dai mari e a farne le spese sono le specie in via di estinzione. I mari e gli oceani si impoveriscono ogni giorno e attendere non è più un’opzione.

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