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Quanto inquina un camino a legna?

Con i prezzi del gas alle stelle più di qualcuno ha pensato di usare il vecchio camino a legna per riscaldare la casa, ecco quanto inquina.

Con i prezzi del gas cresciuti in maniera vertiginosa per via della guerra in Ucraina, più di qualcuno ha pensato o sta pensando di riattivare il vecchio camino a legna per riscaldare la casa nei mesi invernali. Ma qual è l’impatto di questo sistema di riscaldamento sull’ambiente? Quanto inquina un camino a legna? Le risposte a questi dubbi rischiano di sorprendere qualcuno. Erroneamente si è infatti portati a pensare che la combustione della legna sia qualcosa di poco “sporco” o addirittura ecofriendly. Ma non è proprio così.

Quanto inquina un camino a legna
Foto: Timothy Eberly @Unsplash

Camino a legna, ecco quanto inquina

La legna, così come il pellet e le biomasse, inquinano più di gas e gasolio. A dirlo sono diverse fonti. Una di queste è l’European enviromental bureau (Eeb) che, in uno studio del 2021 dal titolo Dove c’è fuoco c’è fumo, le emissioni dal riscaldamento domestico con legna, ha descritto la combustione di legname domestico come “l’inquinante peggiore” specificando che “il riscaldamento domestico a base di legna (e carbone) in piccole stufe e caldaie emette circa la metà di tutto il particolato fine e il nerofumo (polvere nera prodotta in prevalenza dal carbonio) all’interno dell’Unione Europea”.

Il particolato fine, conosciuto anche con l’espressione polveri sottili, è una delle sostanze inquinanti più problematiche. Non solo per l’ambiente, ma anche per la nostra salute, in quanto si tratta di particelle che rimangono nell’aria che respiriamo e che finiscono facilmente nei nostri polmoni o in altri organi del nostro organismo. Tra queste, sono due le categorie di particelle più pericolose: PM10 e PM2,5 (particelle con diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 e ai 2,5 millesimi di millimetro).

I dati in Lombardia

Per capire quanto inquina un camino a legna, guardiamo i numeri forniti da Arpa Lombardia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) a Inemar (Inventario Emissioni Aria), database usato in sette regioni e due provincie autonome italiane. I dati, aggiornati al 2018, dicono che i camini aperti tradizionali producono all’interno della regione 3.679 tonnellate di PM10 all’anno, quelli chiusi o con inserto ne emettono 2.401 tonnellate, mentre le stufe tradizionali a legna 2.651 tonnellate.

Gli impianti per il riscaldamento a metano sono invece responsabili sempre in Lombardia di 49 tonnellate di PM10, quelli a gasolio di 62 tonnellate, mentre il GPL produce solo 1,2 tonnellate all’anno.

Va fatta una precisazione. Non tutti i camini e le stufe a legna inquinano nella stessa maniera. I più “sporchi” sono quelli con classificazione energetica dalle tre stelle in giù. Non a caso, sono sistemi il cui uso è vietato in gran parte delle regioni della pianura Padana, area tra le più inquinate in Europa. Quelli con classificazione energetica superiore emettono invece meno polveri sottili e il loro utilizzo è ammesso. Tuttavia, non sono considerati “una soluzione praticabile per la riduzione dell’inquinamento atmosferico”, ha sottolineato la Eeb.

Un problema per la salute pubblica

Il particolato fine prodotto dalla combustione di legna nei camini e nelle stufe domestiche è un problema serio per la salute pubblica. Un report rilasciato a inizio 2022 nel Regno Unito, dove il PM2,5 derivante da queste fonti è cresciuto di un terzo dal 2010 al 2020, sottolinea che queste particelle tossiche “possono entrare nel flusso sanguigno ed essere trasportate nell’organismo, fermandosi nel cuore, nel cervello o in altri organi” causando serie conseguenze o addirittura la morte prematura di chi le respira.

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