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Quando i corridori bevevano champagne come energy drink

C’è stato un tempo in cui i corridori bevevano champagne al posto degli energy drink: era il 1908 e a Londra i maratoneti a metà gara si scolavano alcol. E per poco non vinse un italiano.

La maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908 entrò nella storia per i corridori che bevevano champagne come se fosse un moderno energy drink. E in effetti non valevo solo per il frizzante vino francese, ma anche per il brandy e la stricnina – oggi impiegata per avvelenare i topi. Secondo i medici di allora la pratica di servire alcolici agli atleti era comune già tra i greci e gli antichi cinesi. Ma quella maratona fu davvero indimenticabile, con tanto di cronaca parziale di Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, e un quasi vincitore italiano.

Champagne come energy drink

Le Olimpiadi di Londra del 1908 furono particolarmente dure: una combinazione di caldo inclemente e record di distanza da percorrere, con più di 3 chilometri da percorrere aggiunti all’ultimo momento. Dei 55 maratoneti partecipanti solo 27 riuscirono a concludere la gara e i primi 4 bevvero tutti dell’alcol di qualche tipo. Il più gettonato fu comunque lo champagne, per via delle sue bollicine considerate rinvigorenti.

Anche cocaina e eroina si vedevano abbastanza spesso ai bordi delle strade durante le corse, motivo per cui non era difficile imbattersi in scene surreali. Come la fine della maratona londinese quando ad avvicinarsi al traguardo fu un italiano, tale Dorando Pietri, pasticciere, in pantaloncini rossi – come descrisse accuratamente Conan Doyle.

Champagne come energy drink

Sull’ultimo tratto della pista il nostro compaesano si presentò completamente disorientato, a meno di un chilometro dal traguardo continuava a svenire, forse perdutamente ubriaco. Dell’indimenticabile foto qui sopra si può vedere Dorando Pietri con in mano un fiaschetto di sughero. Alcuni sostengono servisse per migliorare la circolazione del sangue alle estremità, mentre altri che nascondesse la scorta alcolica del corridore. Il punto è che riuscì ad arrivare primo, sì, ma solo con l’aiuto dei medici, che lo squalificarono dalla gara. Un dramma, è vero, ma allo stesso tempo una storia che val la pena ricordare.

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