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Quali sono le aziende più inquinanti al mondo?

In testa alla classifica dell'organizzazione Break Free From Plastic c'è, per il secondo anno di fila, Coca-Cola. I suoi rifiuti ritrovati in ben 37 paesi.

È Coca Cola il marchio che inquina di più il pianeta con la sua plastica. Il verdetto arriva dal lavoro di verifica da Break Free From Plastic, movimento globale che si batte per un mondo libero da questo materiale. Grazie a una serie di attività di pulizia di spiagge, corsi d’acqua e zona urbane svolte in tutto il mondo, è stato possibile stilare una lista delle aziende che, con i loro prodotti, contaminano maggiormente l’ambiente.

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La top 10 degli inquinatori da plastica

Dopo 848 interventi svolti da quasi 73mila volontari in 51 differenti paesi, Break Free From Plastic ha messo Coca-Cola sul gradino più alto del podio, per il secondo anno consecutivo, dei marchi diffusori di plastica.
Per la precisione, degli oltre 475mila scarti raccolti 11.732 pezzi erano riconducibili al brand della nota bibita. Una montagna di plastica distribuita in 37 paesi e quattro continenti. Ma nella lista degli inquinatori ci sono molti altri brand noti dei più svariati settori, dagli alimentari ai prodotti per l’igiene personale al tabacco. Ecco la top ten completa:


  1. Coca-Cola: 475mila pezzi di plastica in 37 paesi;
  2. Nestlè: 4.846 pezzi in 31 paesi;
  3. Pepsico: 3.362 pezzi in 28 paesi;
  4. Mondalez: 1.083 pezzi in 23 paesi;
  5. Unilever: 3328 pezzi in 21 paesi;
  6. Mars: 543 pezzi in 20 paesi
  7. Procter&Gamble: 1.160 pezzi in 18 paesi;
  8. Colgate-Palmolive: 642 pezzi in 18 paesi;
  9. Philip Morris: 2.239 pezzi in 17 paesi;
  10. Perfetti van Melle: 1.090 in 17 paesi.

Aumentano il consumo di plastica e i rifiuti in ambiente

Nonostante l’utilizzo della plastica sia sempre più scoraggiato e i tassi di riciclo in costante aumento, i consumatori continuano a scegliere prodotti confezionati con questo materiale. Secondo alcuni studi, ogni minuto vengono acquistate più di un milione di bottiglie di plastica e il 91 per cento di queste non viene riciclato. Gli imballaggi che sfuggono alla differenziata finiscono in discarica e per poi essere bruciati. Ma, nei casi peggiori, vengono dispersi nell’ambiente, spesso nei fiumi che li trasportano negli oceani. Una tendenza che potrebbe peggiorare con l’emergenza sanitaria innescata dal Covid-19. La pandemia ha portato a un aumento degli acquisti di beni confezionati, percepiti più sicuri. Un recente studio pubblicato su Science sostiene che, senza drastiche azioni, circa 1.3 miliardi di tonnellate di plastica finirà nell’ambiente entro il 2040. Una quantità tale da ricoprire una volta e mezzo il territorio del Regno Unito.

Sensibilizzare i consumatori

Per evitare questo disastroso scenario, occorre continuare a promuovere attività di sensibilizzazione. Sia verso il mondo produttivo, sia verso i consumatori e le loro abitudini. In particolare:

  • Educare il consumatore a riciclare la plastica mono-uso;
  • Sviluppare un sistema di riciclo semplice per il consumatore e sostenibile dal punto di vista economico;
  • Incoraggiare le aziende a usare materiali alternativi alla plastica e a cambiare approccio per i loro prodotti spingendoli a non puntare più sulla plastica mono-uso.

Alla ricerca della soluzione

Soluzioni definitive per risolvere il problema rappresentato della plastica, per ora, non ce ne sono. Per le aziende è quasi impossibile rinunciare a utilizzare un materiale così solido e allo stesso economico. Alcune, però, stanno sperimentando azioni per tutelare l’ambiente. La stessa Coca-Cola ha introdotto un sistema di vuoto a rendere in Sud Africa. Non per questo si devono abbandonare le ricerche per individuare valide alternative. Alternative che i consumatori devono continuare a richiedere a gran voce facendo pressione sul mondo politico.

REDAZIONE
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