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Quali sono i tre pilastri dello sviluppo sostenibile?

Il concetto non si basa solo sulla dimensione della tutela ambientale, ma abbraccia anche altre sfere correlate tra loro in maniera profonda

Quando si parla di sviluppo sostenibile si tende a pensare in primo luogo all’ambiente. Quest’ultimo tuttavia è solamente uno dei tre pilastri su cui si regge questo concetto diventato sempre più importante. Con l’espressione sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri. Si tratta insomma di qualcosa di molto più ampio, che abbraccia altre sfere.

Il concetto di sviluppo sostenibile non si basa solo sulla dimensione della tutela ambientale, ma abbraccia anche altre sfere correlate tra loro in maniera profonda

Le origini dello sviluppo sostenibile

Questa definizione di sviluppo sostenibile è comparsa per la prima volta all’interno di un documento istituzione grazie al Rapporto Brundtland. È un lavoro prodotto dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) nel 1987 e conosciuto anche come Our Common Future (Il Futuro di Tutti Noi). Il nome deriva dalla personalità che guidò il WCED, Gro Harlem Brundtland, all’epoca prima ministra della Norvegia.

La definizione di sviluppo sostenibile proposta pone l’accento soprattutto su due concetti: quello di bisogni essenziali, per affermare l’importanza di assicurare a tutti, in particolare ai cittadini dei Paesi più poveri, i mezzi per beneficiare di questo nuovo tipo di crescita più rispettosa. E quello secondo cui lo sviluppo sostenibile presenta dei limiti imposti dai livelli tecnologici raggiunti, dall’organizzazione sociale, dalle risorse economiche e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane. Questi limiti impedirebbero il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti e future.

I tre pilastri

Il Rapporto Brundtland non prendeva in considerazione dunque solamente le problematiche più strettamente ambientali, bensì anche le loro interconnessioni con le questioni dell’inclusione sociale e della crescita economica. Sono queste le tre dimensioni racchiuse ancora oggi nel concetto di sviluppo sostenibile. Dimensioni che non vanno però concepite come compartimenti stagni, ma come sfere che si intersecano tra di loro.

Questo è ben chiaro leggendo i 17 Obiettivi (Goal) che compongono l’Agenda 2030 dell’Onu, l’Organizzazione Nazione Unite, un programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu per fornire al mondo delle linee guida sullo sviluppo sostenibile. Tra i punti troviamo infatti temi sociali (sconfiggere la povertà e la fame e garantire salute e benessere), economici (si parla di “lavoro dignitoso e crescita economica e imprese” e “innovazione e infrastrutture”) e ambientali (“lotta contro il cambiamento climatico”, “la vita sott’acqua” e “la vita sulla terra”).

Un approccio sistemico

I tre pilastri dello sviluppo sostenibile sono strettamente correlati tra loro. Per fare un esempio, per sconfiggere una malattia come la tubercolosi non è sufficiente agire solo sugli stili di vita, ma bisogna contrastare anche la povertà e l’inquinamento atmosferico. Non è possibile quindi prendere in considerazione un Obiettivo in modo isolato, ma si deve perseguirlo sulla base di un approccio sistemico, che tenga in considerazione le reciproche interrelazioni e non si ripercuota con effetti negativi su altre sfere dello sviluppo. Solo la crescita integrata di tutte e tre le dimensioni può portare a uno sviluppo sostenibile.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food