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Quali mammiferi sopravvivranno meglio al cambiamento climatico?

Non tutti i mammiferi sono in grado di rispondere allo stesso modo al cambiamento climatico e ora uno studio ha mostrato quali specie ci riescono meglio.

Il cambiamento climatico sta sconvolgendo gli ecosistemi e i mammiferi stanno lottando per adattarsi. Uno studio pubblicato in eLife ha indagato sulla questione cercando di mostrare quali specie riescono meglio in quest’impresa e quali, invece, sembrano particolarmente svantaggiate. La ricerca non ha proposto, di certo, una lista di animali condannati all’estinzione, ma ha rivelato dei trend significativi.

mammiferi cambiamento climatico
Foto: vishnudeep dixit @Pexels

Lo studio

A concentrarsi su come i mammiferi stiano rispondendo al cambiamento climatico ci ha pensato un team della University of Southern Denmark. I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti in 10 anni su cali ed exploit di popolazione in 157 specie. Hanno, poi, confrontato i numeri con le informazioni relative a clima ed eventi meteo estremi nei vari luoghi. L’obiettivo era comprendere quali mammiferi fossero più duramente colpiti dai mutamenti indotti dal riscaldamento globale e capire quali caratteristiche garantissero una migliore capacità di adattamento. Ciò ha permesso agli scienziati di fare previsioni per il futuro e di sfruttare le similitudini tra specie, per dedurre trend applicabili anche ad animali su cui si hanno a disposizione pochi dati.

Mammiferi e cambiamento climatico

Lo studio ha mostrato che i mammiferi che meglio sopportano il cambiamento climatico hanno caratteristiche precise. Gli animali grandi che vivono più a lungo e che nel corso della vita hanno meno figli si adattano meglio al riscaldamento globale di quelli piccoli che hanno un’esistenza breve caratterizzata da una riproduzione continua. Orsi, elefanti africani, rinoceronti e scimpanzé ne offrono degli esempi. Ciò è dovuto al fatto che essi possono concentrare tutte le loro energie nella cura di un solo cucciolo e arrivano a rimandare il momento della riproduzione durante le crisi. Topi, scoiattoli, volpi e altri piccoli mammiferi hanno, poi, meno scorte di grasso. I periodi di siccità li riducono, allora, allo stremo causando fluttuazioni di popolazione importanti.

Una condanna?

I dati su come i mammiferi si adattano al cambiamento climatico non vanno interpretati in modo estremo. John Jackson, fra gli autori, ha specificato che un’elevata vulnerabilità agli eventi meteo estremi connessi al riscaldamento globale non deve essere considerata una premessa di inevitabile estinzione. Molti piccoli mammiferi, infatti, vedono le proprie popolazioni calare vertiginosamente in condizioni sfavorevoli, ma si rendono protagoniste di exploit molto rapidi post-crisi. Il pericolo non va, ovviamente, nemmeno sottovalutato e ci si attende che la ricerca progredisca. Il cambiamento climatico non è, però, l’unico fattore da valutare quando si guarda ai rischi che una specie corre. Distruzione degli habitat, avvento di specie invasive, inquinamento e bracconaggio possono fare altrettanti danni.

La ricerca sulle capacità dei mammiferi di adattarsi al cambiamento climatico è considerata dagli addetti ai lavori di grande importanza. In futuro le condizioni del pianeta sono destinate a peggiorare. Molti animali saranno costretti a spostarsi e ciò influirà in modo drammatico sulla salute degli ecosistemi. Il nuovo studio ci aiuterà a non farci cogliere impreparati.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.