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Plastica in cambio del Wi-Fi: gli studenti raccolgono i rifiuti per studiare

Plastica in cambio del Wi-Fi: gli studenti raccolgono i rifiuti per studiare

Le scuole chiuse per l'emergenza Covid e le difficoltà di accedere a internet hanno spinto alcuni ragazzi a ingegnarsi per seguire le lezioni da remoto

Raccogliere i rifiuti di plastica abbandonati rappresenta una tutela per l’ambiente. A volte, però, quest’opera di pulizia può portare anche benefici concreti a chi la fa. È il caso di un gruppo di studenti dell’Indonesia. Con le scuole chiuse a causa dell’emergenza Covid-19, molti alunni hanno avuto enormi difficoltà a seguire le lezioni via web da casa. La maggior parte delle famiglie non ha infatti un accesso a internet.

Indonesia plastica internet studenti

Plastica per internet: l'iniziativa

Per risolvere almeno in parte questo grave problema e assicurare ai ragazzi la continuità delle lezioni, Iing Solihin ha trovato un sistema molto originale: vendere la plastica per finanziare una “stazione wifi” per gli scolari. Bambini e volontari si sono così attivati per mettere insieme più rifiuti possibile e far riprendere le lezioni da remoto.

Negli ultimi due mesi, molti ragazzini si sono dati da fare per riempire i sacchetti della spazzatura e ottenere traffico dati. Per avere accesso a internet per circa tre ore fino a tre volte alla settimana ogni studente deve consegnare un chilo di plastica. “Raccogliere la spazzatura è come fare beneficienza per me e in più abbiamo la connessione gratuita”, ha detto in un’intervista il quindicenne Dimas Anwar Putra.

Una vittoria su due fronti

Insomma, una vittoria su due fronti: eliminazione di un rifiuto pericoloso dall’ambiente da una parte e accesso all’istruzione per i più giovani dall’altra. Attorno alla postazione internet creata per l’emergenza si è formata una piccola classe. A fronte di una spesa complessiva di meno di 20 euro, viene garantito un mese di collegamenti. Il problema, rivela la mente dell’iniziativa, è che spesso il traffico dati viene esaurito molto prima e i ragazzi non hanno più modo di apprendere.

Delle 60 milioni di famiglie indonesiane, solo una su sei ha una connessione a internet secondo l’associazione dei provider internet del Paese. Ma possibilità di accedere alla rete è solo uno dei problemi. Molte non hanno nemmeno un mezzo per collegarsi, come un pc, un tablet o uno smartphone.

Il problema plastica in Indonesia

Anche l’invasione della plastica, però, è una questione sempre più sentita in Indonesia. Secondo un report pubblicato a inizio 2020 dal WWF, il Paese è uno dei maggiori inquinatori. Insieme a Cina, Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam, è responsabile di "circa il 60% dei detriti di plastica che si riversano negli oceani".

Rifiuti che spesso arrivano dai Paesi più ricchi dell’Europa e del Nord America. Questi hanno trovato nel Sud Est asiatico acquirenti per la spazzatura che non riescono a trattare, la maggior parte della quale difficile da riciclare. Ma questo commercio potrebbe avere vita breve. "Non vogliamo essere il bidone della spazzatura del mondo", ha detto qualche mese fa il ministro dell’Ambiente della Malesia.


REDAZIONE
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Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.

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