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Pesca sostenibile, un’app permette di evitare la cattura delle specie a rischio

Quote annuali di cattura limitate e scarso valore commerciale portano i pescherecci a ributtare in mare alcune specie. La tecnologia può limitare lo spreco

Un’applicazione per permettere ai pescherecci di evitare le catture indesiderate e limitare la pratica del rigetto in mare. Lo strumento è in fase di sperimentazione in Scozia. La natura del problema è soprattutto commerciale. Lo scarto del pesce non voluto, in inglese “bycatch”, è una pratica legata a due ragioni: in alcuni casi il pesce non ha un grande valore sul mercato (spesso perché gli esemplari non raggiungono la misura minima) e quindi è sconveniente portarlo a terra; in altri ci sono quote annuali che limitano la quantità delle specie commerciali pescabili. La tecnologia potrebbe consentire di evitare catture inutili e quindi impoverire la fauna marina. E, in futuro, salvaguardare le specie più a rischio scomparsa.

Un'app in corso di sperimentazione in Scozia potrebbe permettere ai pescherecci di evitare la cattura delle specie a rischio e limitare la pratica del rigetto in mare

Il problema

La questione del rigetto del pesce indesiderato in mare è stato affrontato dalla legislazione dell’Unione Europea. Per rendere l’attività ittica dei Paesi membri più sostenibile, nel 2013 l’Ue ha introdotto la “landing obligation”, l’obbligo di sbarco di tutte le specie commerciali pescate. Tutte quelle per cui è prevista una taglia minima devono essere obbligatoriamente trasportate a terra, contabilizzate e, se non hanno le caratteristiche di taglia idonee per essere indirizzate verso il consumo alimentare, dovranno essere utilizzate per altri scopi, ad esempio la produzione di concimi, farine di pesce e mangimi per animali.

Con l’inasprimento delle regole, si è provato a limitare uno spreco di notevoli dimensioni. Per dare un dato, solo nel 2010 nel mare del Nord sono state buttate 267mila tonnellate di pesce indesiderato. L’obbligo di sbarco introdotto dall’Ue ha però complicato la vita ai pescherecci creando le cosiddette “choked species”: sono categorie di pesci le cui quote annuali di cattura sono limitate, ma che non possono essere facilmente evitabili dalle reti e dagli altri sistemi di pesca. Questo anche per il fatto che specie diverse sono solite a nuotare in banchi. I pescatori dovrebbero evitare le aree e le stagioni in cui è più probabile imbattersi in queste specie. Ma come possono riuscirci?

Il soccorso della tecnologia

È qui che entra in ballo la tecnologia, nello specifico l’applicazione per smartphone BATmap (Bycatch Avoidance Tool using mapping). Lo strumento è stato sviluppato dall’università di Aberdeen in collaborazione con i pescatori scozzesi della costa occidentale, i quali nel 2019 si sono ritrovati a fare i conti con una stringente limitazione alle pesca di merluzzo. Per permetter loro di ridurre al minimo le catture, si è pensato di creare un sistema di condivisione dei dati in tempo reale: orario e luogo di pesca e le zone in cui i merluzzi erano assenti. I pescherecci, che aderiscono su base volontaria, devono inserire entro due ore i dettagli della cattura e, se nella rete sono finiti dei merluzzi, il sistema lancia un allarme agli altri operatori collegati segnalando volumi e area a rischio.

Lanciata nel giugno 2020, attraverso l’app sono state segnalate quasi 3mila catture. In 85 casi sono partiti dei messaggi di allerta per la presenza di merluzzo e in 29 per un’altra specie “osservata speciale” (lo spinarolo). Per il momento sono 14 i pescherecci che utilizzano BATmap, ma il progetto è destinato a inserirsi in un piano strategico più strutturato lungo cinque anni che ne amplierà l’utilizzo.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food