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Permacultura e orto sinergico: massima progettazione, minima manutenzione

Stiamo parlando di due sistemi colturali alternativi all'agricoltura tradizionale e ciascuno promette maggiore comunione con l'ambiente e una notevole capacità produttiva.

Abbiamo imparato a duro prezzo quali siano i limiti dei sistemi moderni di coltivazione, per lo più basati su concetti come la coltura estensiva o intensiva, basata su grossi appezzamenti di terreno occupati interamente da monoculture, cresciute con uso intenso di fertilizzanti e altri prodotti più o meno chimici utilizzati come diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, etc… Eppure esistono sistemi alternativi i cui vantaggi potrebbero essere fondamentali negli anni avvenire.

Permacultura

Il concetto dietro alla Permacultura, metodo di coltivazione sviluppato negli anni settanta da Bill Mollison e David Holmgren, è relativamente semplice: studiare un ambiente antropizzato perfettamente bilanciato con l’ecosistema naturale circostante. Ridurre una possibile rivoluzione culturale dell’intero settore agroalimentare in dieci parole non restituisce, però, la complessità dietro a questo nuovo modo di relazionarsi con l’apparato produttivo odierno. Con “ambiente atropizzato” si intende quello spazio che l’uomo dedica per il sostentamento di se stesso, possibilmente sia per quanto riguarda il cibo, in primis, senza dimenticare fibre e energia.

Permacultura e orto sinergico: massima progettazione, minima manutenzione

Orto sinergico

Ad ampliare ulteriormente le teorie di Mollison e Holmgren ci ha pensato la permacultrice spagnola Emilia Hazelip, il cui lavoro ha sintetizzato le moderne teorie di numerosi scienziati fino ad elaborare una particolare tecnica colturale, basata sulla minima lavorazione del terreno. In realtà si potrebbe dire che i presupposti per questa tipologia di coltura siano quattro: evitare di compattare o alterare in altro modo la terra; sfruttare dove possibile l’autofertilità intesa sia per il terreno che per le piante, favorire l’orizzonte umifero del terreno superficiale e stabilire rapporti di sinergia tra le piante coltivate. Se l’agricoltura tradizionale tende a segregare le singole piante in filari, abbondantemente lavorando il terreno e limitandosi a grosse estensioni della stessa specie, l’orto sinergico prende una strada assolutamente opposta.

orto sinergico

Massima progettazione

Sia per quanto riguarda i principi di sinergia, sia per la progettazione di uno spazio ‘permaculturale’, è necessario seguire rigidi precetti dettati da una splendida razionalizzazione del processo produttivo, incentivando al massimo l’attenta disposizione di ogni componente dell’ecosistema produttivo in modo che sia in sintonia con il resto delle parti. Ed è proprio questa grande attenzione a emergere dai diversi manuali di Permacultura, uno su tutti ‘Introduzione alla Permacultura”, scritto a quattro mani da Bill Mollison e Rany M. Slay, in una perfetta fusione tra agricoltura naturale, bioarchitettura, climatologia, economia, botanica, selvicoltura e ecologia.

Ed è qui la differenza tra permacultura e coltura sinergica: se quest’ultima si occupa di valutare le migliori consociazioni tra le piante e dettare tecniche di (non) lavorazione del terreno, la prima si prospetta di seguire la progettazione di un ambiente colturale dalla casa al recinto, passando per le riserve d’acqua e l’allevamento di animali.

Minima manutenzione

Il tentativo di minimizzare, da parte di entrambe le tecniche, il lavoro umano nei ‘campi’ è da attribuire a relativamente recenti studi sulla salute del suolo. Si è concluso che un uso intensivo di macchinari agricoli e di fertilizzanti chimici, che hanno dominato le tecniche agricole dalla rivoluzione verde di Norman Borlaug, porta ad un veloce deterioramento del terreno, causando a lungo termine una riduzione della produzione. L’orto sienergico e la permacultura lavorano al minimo il terreno e puntano tutto sulla sua autofertilità: lo sviluppo di un terreno sano è strettamente legato all’ecosistema che esso offre per tutte le forme di vita presenti in un orto, che siano le nostre piantine preferite o i lombrichi poco importa.

Fonti: Maninellaterra – Permacultura – Growtheplanet – Wikipedia

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.