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Pellegrino Artusi e il ‘primo’ ricettario italiano

Ma davvero solo un semplice ricettario? O il trastullo di un ricco borghese andato in pensione a cinquant’anni? Magari un’opera di gastronomia oppure ancora un testo letterario?

Uno dei protagonisti indiscussi della cucina italiana, autore di un’opera ristampata per più di un secolo, Pellegrino Artusi segna inequivocabilmente una pietra miliare nell’evoluzione della storia gastronomica italiana. La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene o più semplicemente ‘L’Artusi conta centoundici edizioni ed è tradotta in numerose lingue.

La vita di Pellegrino Artusi

Nacque a Forlimpopoli nel 1820 da una famiglia benestante e numerosa. Come molti suoi coetanei della stessa estrazione sociale studiò in seminario e, successivamente, entrò in Università a Bologna appassionandosi ai classici. Quando fece ritorno a casa si inserì nell’attività di famiglia, fra libri e spezie, e così proseguì fino agli inizi del 1851, quando un drammatico evento spinse la famiglia a trasferirsi nel granducato di Toscana. Lì Artusi divenne un esperto commerciante, fondò un banco di sconto e riuscì ad accumulare una discreta fortuna. Ma fu un evento accaduto nel 1855 a segnare il destino di questo scrittore: recatosi a Livorno per la stagione dei bagni entrò inconsapevolmente in contatto con il colera, malattia estremamente pericolosa all’epoca, e ignaro di tutto decise di fermarsi a cenare in un’osteria della città. Dopo aver gustato

un minestrone trascorse la notte in preda a dolori lancinanti allo stomaco, come egli stesso testimonia, e diede la colpa alla pietanza appena consumata, per poi scoprire che la città era stata colpita dal terribile morbo del colera. L’intera vicenda lo spinse a scrivere quella che diventerà la sua celebre e personale ricetta del minestrone.

Il ricettario

È al livello del lessico e della sintassi che meglio si può cogliere la ricchezza, la vivacità, la naturalezza del linguaggio di Artusi: pronto a recepire il patrimonio vivo della sua città di elezione con orecchio attento e partecipe, ma anche a conoscere la profondità della lingua grazie allo studio della tradizione letteraria.”

Giovanni Frosini, Accademia della Crusca.

Cos’è l’Artusi? Un semplice ricettario, il trastullo di un ricco borghese andato in pensione a cinquant’anni, un’opera di gastronomia o un testo letterario? Sono 790 ricette, raccolte con meticolosità da un uomo che ha avuto la possibilità di viaggiare per tutte le regioni d’Italia. Ed è proprio questa una delle caratteristiche che rese l’opera così famosa: il ricettario, dopo due decenni dall’unificazione dell’Italia, era il primo a prendere in considerazione lo Stivale in tutta la sua variegata complessità, gettando le basi di quella che diventerà presto la cucina nazionale rinomata in tutto il mondo. A sugellare il successo dell’opera a trecentosessanta gradi è l’edizione pubblicata da Einaudi nel 1970 a cura di Piero Camporesi: questa versione dell’opera venne curata meticolosamente, in particolare a livello filologico e, al testo vero e proprio, venne premesso un saggio nel quale il curatore ne sottolineava il definitivo valore di opera letteraria tout court.

L'opera di Pellegrino Artusi

Fonti: Pellegrinoartusi – Cipollerosse- Wikipedia

REDAZIONE
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