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ONU: il mondo ha fallito tutti gli obbiettivi sulla protezione della natura

Ad affermarlo è il Global Biodiversity Outlook 5: delle 60 aree monitorate, solo in sette sono stati rispettati i target prefissati.

La comunità internazionale ha fallito quasi tutti gli obbiettivi sulla protezione degli ecosistemi e della fauna selvatica fissati nel 2010. A dirlo è il Global Biodiversity Outlook 5, rapporto dell’Onu sulla natura. A non essere stati raggiunti sono i 20 traguardi che stabiliti nel meeting di Aichi (Giappone), una ventaglio di azioni che spaziava dal contrasto all’inquinamento alla protezione delle barriere coralline.

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Un fallimento generale

Si tratta del secondo decennio di fila che questi obbiettivi non vengono centrati. Nonostante i progressi in certe aree, la scomparsa degli habitat naturali è proseguita, un alto numero di specie rimangono in pericolo di estinzione a causa dell’uomo e nel mondo vengono ancora erogati dai governi circa 420 miliardi di euro di sussidi pubblici che producono effetti dannosi sull’ambiente. L’ONU sostiene che questo fallimento potrebbe addirittura mettere a rischio il raggiungimento degli obbiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima

I 20 punti messi nero su bianco ad Aichi erano articolati in 60 elementi organizzati in modo da monitorare i progressi complessivi della comunità internazionale. Di questi, solo sette sono stati raggiunti, 38 hanno mostrato qualche miglioramento, mentre 13 non hanno fatto registrare alcun progresso. Infine, per due degli obbiettivi è stato impossibile fare un bilancio.

Habitat naturali in crisi

Scendendo nel dettaglio, il dimezzamento del tasso di perdita degli habitat naturale, foreste comprese, è stato mancato nonostante fosse uno dei target in cima alla lista. La deforestazione è sì calata di un terzo negli ultimi cinque anni rispetto ai livelli antecedenti al 2010, ma il peggioramento e la frammentazione degli ecosistemi ricchi di biodiversità dei tropici rimangono elevate. Così come continuano a scomparire le aree selvagge e le zone umide e restano sotto costante minaccia gli ecosistemi d’acqua dolce.

Oceani ipersfruttati

Preoccupazioni arrivano anche da mari e oceani. In alcune regioni ci sono stati dei progressi, ma le dimensioni dello stock ittico sovrasfruttato è aumentata a un terzo del totale. Molte specie non incluse negli obbiettivi sono a rischio a causa delle catture involontarie. Il risultato è che l’obbiettivo di gestire e raccogliere in maniera sostenibile pesce e specie marine invertebrate non è stato raggiunto.

Fallimenti anche sulla protezione delle barriere coralline, soprattutto per colpa della pesca intensiva; sul  contenimento dell’inquinamento da plastica, con 260mila tonnellate di particelle di plastica ormai accumulatesi negli oceani; sul contrasto all’inquinamento elettronico, alimentato dagli alti tassi di consumo; sulla tutela degli ecosistemi naturali abitati con particolari ripercussioni sulle donne, sulle comunità indigene e sulle popolazioni più povere.

I pochi successi

Tra i soli sei obbiettivi parzialmente raggiunti, ci sono quelli sulla conservazione delle aree protette e sulla lotta alle specie invasive. Il 44 percento delle aree ricche di biodiversità sono ora sotto tutela pubblica, un incremento del 29 percento rispetto ai livelli di 20 anni fa. Inoltre, sono andate a buon fine circa 200 azioni di eradicazione di specie invasive avvenute sulle isole.

La fauna selvatica cala

Il rapporto dell’Onu arriva a breve distanza da un’altra analisi, disastrosa per i suoi risultati, sullo stato del natura sul pianeta. Il Living Planet Report 2020 del WWF e della Società Zoologica di Londra a inizio settembre aveva evidenziato che le popolazioni di animali selvatici sono diminuite di due terzi a causa del sovrasfruttamento dell’uomo, della crescita demografica sul pianeta e dell’agricoltura intensiva.

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