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Nuova Zelanda: il governo vara un piano per fronteggiare l’innalzamento del mare

Per gli abitanti della Nuova Zelanda l’innalzamento del mare è una minaccia pressante. Il governo ha un piano d’azione, ma le polemiche non mancano.

La corsa del riscaldamento globale non si ferma e in Nuova Zelanda l’innalzamento del mare mette a dura prova molti. Il governo ha varato il primo piano nazionale per prevenire le emergenze, ma il quadro rimane complicato. L’impatto del cambiamento climatico si traduce, infatti, in milioni di euro di danni e i cittadini chiedono aiuti concreti.

Nuova Zelanda innalzamento mare
Foto: Roberto Shumski @Pexels

Nuova Zelanda e innalzamento mare

In Nuova Zelanda la popolazione è da tempo costretta a confrontarsi con l’impatto del cambiamento climatico e l’innalzamento del mare è diventata una variabile non più trascurabile. Negli ultimi anni le inondazioni hanno colpito vaste aree del Paese, insieme a violente tempeste, lunghi periodi di siccità e incendi. Oggi 675.000 persone, un neozelandese su sette, vivono in aree a rischio sommersione. Il valore degli edifici residenziali collocati in tali regioni costiere è di 100 miliardi di dollari. Altri 72.065 cittadini abitano invece spazi che saranno presto in pericolo a causa dell’innalzamento delle acque. L’obiettivo del piano del governo è, dunque, quello di prevenire i disastri per salvare vite, edifici, attività, infrastrutture e siti culturali.

La nuova Zelanda risponde al clima

Il governo della Nuova Zelanda mira, con il nuovo piano, a rispondere all’emergenza climatica. Le misure riguardano, in primis, le nuove costruzioni. Le indicazioni stabiliscono che esse sorgano lontano dalle zone di rischio e tale politica viene promossa con incentivi economici. Tra 2007 e 2017 le inondazioni sono costate al governo 840 milioni di dollari e invertire la rotta appare urgente. Per gli edifici già esistenti il piano sancisce che, in caso di vendita, viga l’obbligo di divulgare le informazioni connesse ai rischi. Il National Adaptation Plan prevede, poi, lo stanziamento di fondi per la difesa di siti culturali di valore e il finanziamento di progetti per la mitigazione del riscaldamento globale. L’obiettivo è coinvolgere anche i turisti in questa corsa alla resilienza, tramite l’imposizione di tasse.

Reazioni contrastanti

La strategia della Nuova Zelanda per fronteggiare l’innalzamento del mare ha acceso un dibattito. Le polemiche più intense riguardano la distribuzione delle spese. Il governo ha specificato di non essere disposto a sostenere tutti i costi della prevenzione, ma di voler optare per un’equa spartizione con i privati. I proprietari di edifici sono, d’altra parte, spaventati da una possibile perdita di valore degli immobili e chiedono garanzie di sostegno. Anita Wreford della Lincoln University ha sottolineato che il progetto incarna un cambio di mentalità. Il governo mostra di essere pronto all’adattamento, piuttosto che a una reazione a posteriori ai disastri. Ora sono, però, attese indicazioni concrete e linee guida più precise.

Per la Nuova Zelanda l’innalzamento del mare rappresenta già una problematica pressante e l’avanzare della crisi climatica trasformerà la questione in un’emergenza. Gli esperti affermano che, dopo anni di inattività, il governo si trova a fronteggiare una crisi dalle proporzioni importanti e la messa a punto di una strategia efficace richiederà tempo. La riduzione delle emissioni rimane, comunque, la priorità.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.