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Nemmeno la neve artificiale potrebbe salvare le Olimpiadi invernali in futuro

La neve artificiale è stata protagonista delle Olimpiadi invernali di Pechino, ma il rischio è che in futuro nemmeno questa risorsa possa salvare i Giochi.

Le Olimpiadi invernali sono un evento che molti attendono con il fiato sospeso, ma presto nemmeno la neve artificiale sarà più garanzia della loro riuscita. Il riscaldamento globale corre, infatti, veloce e uno studio ha dimostrato che in futuro le mete capaci di ospitare simili eventi saranno pochissime. Agire per limitare le emissioni e cercare forme di adattamento sostenibili richiederà impegno e collaborazione.

neve artificiale Olimpiadi invernali

Olimpiadi invernali e neve artificiale

Le Olimpiadi invernali sono eventi capaci di catturare l’attenzione di milioni di sportivi, ma il loro futuro appare appeso a un filo. I primi Giochi di questo tipo si sono tenuti a Chamonix in Francia nel 1924 e tutte le 16 discipline hanno visto gli atleti gareggiare all’aperto, su neve e ghiaccio autentici. Da allora tutto è cambiato. L’hockey si è spostato nei palazzetti e, negli anni 60, anche le gare di slittino sono state trasferite indoor. Durante i Giochi di Lake Placid nel 1980 la neve artificiale è stata utilizzata per la prima volta e a Pechino 2022 essa ha fornito l’unico manto bianco disponibile. La paura è che presto nemmeno la tecnologia possa far fronte al cambiamento climatico.

Inverni e riscaldamento globale

Presto, nemmeno la neve artificiale potrà offrire garanzie sullo svolgimento delle Olimpiadi invernali. Le temperature di febbraio, mese in cui si svolgono tradizionalmente gli eventi, si stanno alzando in tutto il mondo. Le medie diurne delle città ospitanti sono passate dagli 0.4 °C tra gli anni 20 e gli anni 50 ai 7.8 °C di inizio 21° secolo. Secondo i dati, anche nel migliore degli scenari, entro il 2050, 4 delle città ex ospitanti, Chamonix, Sochi, Grenoble e Garmisch-Partenkirchen, non sarebbero più in grado di accogliere l’evento. Entro il 2080 la lista delle mete con clima troppo instabile potrebbe comprendere 11 delle 21 passate sedi e fra esse rischia di figurare anche Torino.

Olimpiadi invernali e futuro

Salvare le Olimpiadi invernali richiede provvedimenti che vadano ben oltre la messa a punto di nuove tecnologie per la neve artificiale. Il cambiamento climatico non sta colpendo il mondo in modo uniforme, ma l’aumento delle temperature è globale, così come la diminuzione nelle precipitazioni nevose. Oggi, per produrre la neve, è necessario che la temperatura di rugiada rimanga intorno a -2 °C. Dell’aria più calda e più umida inciderebbe su questa variabile e renderebbe ancora più problematici processo e tenuta. Garantire una copertura nevosa richiede, poi, acqua ed energia. Trovare metodi sostenibili, che non si basino sui combustibili fossili, diventa vitale per non alimentare un circolo vizioso.

Pensare che le Olimpiadi invernali potrebbero diventare un ricordo appare inquietante. L’uomo è abituato a considerare se stesso onnipotente e la capacità di produrre dal nulla un manto nevoso, forse, ha contribuito al delirio. Oggi siamo abituati a chi afferma che una discesa su neve autentica non sia paragonabile a quelle eseguite su neve artificiale. In futuro la nostalgia potrebbe diventare ben più letteralmente agghiacciante.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.