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Nasce dalle piante e imita il PET: ecco una nuova alternativa alla plastica

Dalla Svizzera arriva una nuova alternativa alla plastica di origine naturale e capace di biodegradarsi nelle componenti organiche di base.

La ricerca di una alternativa alla plastica continua senza sosta nei laboratori di tutto il mondo. Questa volta una promettente tecnologia arriva dalla Svizzera dove un team di ricercatori della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL) ha sviluppato un’alternativa alle materie plastiche di origine naturale e capace di venire scomposta nelle sue componenti zuccherine di base.

alternativa alla plastica
Foto: Alain Herzog @EPFL

Perché serve un’alternativa alla plastica

L’inquinamento da plastica ormai è un fenomeno pervasivo sul nostro pianeta. Dai fondali degli oceani alle vette più alte dell’Himalaya fino ai ghiacci dell’Antartide, nessun continente è risparmiato dalla plastica abbandonata. E il vero problema? Ne produciamo sempre di più. Le materie plastiche possono impiegare fino a centinaia di anni per decomporsi e, facendolo, rilasciano nell’ambiente pericolose micro e nano plastiche che finiscono nella catena alimentare e, infine, anche nel sangue dell’uomo con effetti imprevedibili sulla salute. Il problema è che, al momento, non esiste una alternativa alla plastica in grado di replicarne le proprietà senza tuttavia condannare il pianeta a un lento soffocamento tra montagne di rifiuti.

L’alternativa alla plastica che arriva dalla Svizzera

La nuova alternativa alla plastica che arriva dalla Svizzera si basa sui miglioramenti di una tecnologia individuata per la prima volta dai ricercatori del EPFL nel 2016. Il sostituto è derivato da biomassa e avrebbe proprietà simili al PET oltre a soddisfare criteri per sostituire diversi tipi di plastica attuali. Il vantaggio? Sarebbe un elemento completamente biodegradabile. Come spiegato dal prof. Jeremy Luterbacher che ha sviluppato la nuova tecnica, sostanzialmente è possibile “cuocere” legno e altro materiale vegetale non commestibile come rifiuti agricoli in una miscela di prodotti chimici a basso costo. Da questo processo si otterrebbe un “precursore” della plastica che lascia intatte le strutture molecolari zuccherine di base all’interno della struttura molecolare plastica.

Plastica da zucchero e rifiuti agricoli

Si tratterebbe di una tecnica relativamente semplice e poco costosa in cui le molecole zuccherine funzionano come base. Secondo i ricercatori svizzeri, con questo metodo è stato possibile convertire fino al 25% di rifiuti organici agricoli e fino al 95% di zucchero puro, in plastica. Ma il vantaggio di questa alternativa alla plastica rispetto ad una plastica tradizionale è la possibilità di riconvertire il materiale nuovamente nelle sue componenti zuccherine di base.

Ideale per diverse applicazioni

Le proprietà di questo nuovo materiale plastico lo renderebbero ideale per imballaggi o per la produzione di tessuti fino a componenti per la medicina e l’elettronica. I ricercatori avrebbero già ideato su questa tecnologia una pellicola per imballaggi. Un altro utilizzo potrebbe essere quello di filamenti per la stampa 3D. “Questa alternativa alla plastica ha proprietà molto interessanti” ha detto Luterbacher, “in particolare per applicazioni come l’imballaggio alimentare”. Quello che renderebbe unica questa tecnologia sarebbe proprio la capacità di mantenere intatta la struttura zuccherina di partenza e questo spiega Luterbacher “rende il processo facile da realizzare perché non bisogna modificare niente di quello che la natura già offre e perché è altrettanto facile ritornare alla molecola naturale di base già presente in natura”.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.