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Mirto, il frutto simbolo di potere e amore su cui sorse Roma

Una pianta che nell’antichità era circondata da un fortissimo simbolismo, i cui frutti hanno diverse proprietà interessanti, oltre a essere alla base di un famoso liquore sardo.

Il mirto, conosciuto ai tempi dei Romani anche come mortella, era in passato considerata una pianta estremamente simbolica, tanto che compare in diverse opere di autori classici famosi, ma si fa largo anche tra gli scritti di Foscolo. Oggi non ha più nemmeno l’ombra della stessa considerazione, ma è interessante riscoprirne la storia, soprattutto quella che lo lega alla fondazione di Roma stessa.


Mirto, il frutto simbolo di potere e amore su cui sorse Roma

La nascita dell’Urbe

È stato Tito Livio storico romano dal cui pugno nacque una delle più monumentali opere sulla storia di Roma, coprendo oltre sette secoli del passato dell’impero. Ebbene, secondo Livio la città nacque esattamente nel punto in cui crebbe per la prima volta una pianta di mirto, legandola di fatto alla fondazione dell’impero stesso.

Corona di mirto

Era considerato simbolo d’amore, sia che questo fosse inteso come sacro sia come profano: coronava la testa della sposa romana il giorno delle nozze, in forma di ghirlanda chiamata «coniugalo»; allo stesso tempo però era usato dalle donne che partecipavano alle feste in onore della Venere Mirtea – il nome non è una coincidenza – che se ne coprivano il corpo convinte fosse un potentissimo afrodisiaco.

Promesse d’amore e poesia

Gli amanti invece erano soliti raccogliere rami di questo arbusto durante il solstizio d’estate, intendendo il gesto come patto di eterna fedeltà, mentre il medico Discoride lo riteneva un medicinale prodigioso. Anche il suo aroma era estremamente apprezzato, almeno tanto quanto le spezie provenienti dalle lontane regioni asiatiche.

Promesse d’amore e poesia

Le corone di mirto erano un’usanza anche per i poeti latini che cantavano d’amore, ed è proprio per questo fatto anche il Foscolo lo cita tra i suoi versi, usandolo come sinonimo stesso del sentimento amoroso. Nel medioevo poi incontra il suo massimo splendore, ampiamente utilizzato dai medici e nelle cucine di tutte le corti, ma è subito dopo questo periodo che il mirto trova l’oblio, sparendo dalle cronache fino ai giorni nostri.

Fonti: taccuinistorici.it – my-personaltrainer.it – miniviaggi.blogspot.it – wikimedia.org

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