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Manna: un dono divino o un prodotto vegetale?

La Bibbia narra che Dio fece piovere manna dal cielo per sfamare gli Israleiti durante il loro pellegrinaggio nel deserto. In Sicilia invece i contadini la estraggono dall’albero del frassino.

Negli anni ’50 stava per scomparire completamente, soppiantata dalla sorella sintetica prodotta industrialmente, la mannite. Oggi la sua produzione avviene esclusivamente in due piccoli paesi in provincia di Palermo, Castelbuono e Pollina, sulle colline del parco regionale delle Madonie. La rinascita della produzione di manna pura risale a metà degli anni ’80, grazie all’attività di Giulio Gelardi (autore del libro Memorie sulle piogge di manna) che, tornato da un periodo di studi al nord, riprese il lavoro del padre contadino e imparò l’arte dell’intaccaloru, divulgando le tecniche di produzione ai giovani che oggi hanno permesso ai due centri madoniti di avere una florida frassinocoltura.


Manna: un dono divino o un prodotto vegetale

Come si produce la manna? Il lavoro dell’intaccaloru

Lasciando da parte credenze religiose e leggende, la manna è un essudato zuccherino che fuoriesce da ferite provocate sul tronco del frassino (il fraxinus ornus è il più adatto) quando si trova in una condizione di stress idrico. L’intaccaloru (ovvero chi va a intaccare il fusto) incide il tronco del frassino utilizzando un particolare coltello chiamato mannaruolu. L’albero può essere inciso fino a 30 volte durante la stagione produttiva. All’intero delle ferite del tronco vengono inserite delle lamine di alluminio che hanno il compito di far colare la manna (ancora liquida) attraverso un filo di nylon.

Lo scirocco caldo del mese di agosto permetterà alla secrezione di essiccare e dai fili di nylon vengono staccati i cannoli, la forma più pura di manna. Si distinguono anche le categorie di manna raschiata, meno pura che viene grattata via dal tronco, e quella in sorte: quest’ultima viene raccolta da cladodi di fichi d’india posti ai piedi del frassino sui quali gocciola l’essudato.

Come si produce la manna? Il lavoro dell’intaccaloru

Il lavoro dell’intaccaloru è delicato e difficile: la manna teme l’umidità e una sola giornata di pioggia può distruggere l’intero raccolto, è quindi necessario un monitoraggio continuo delle condizioni climatiche. Oggi lo si fa grazie a strumenti tecnologici, ma una volta era l’osservazione empirica e la saggezza dei contadini a salvare i raccolti.
La causa di una così ristretta zona di produzione è attribuibile a due motivi principali: le particolari condizioni climatiche (temperature e umidità in primis) e la conoscenza delle tecniche di lavoro, che difficilmente venivano tramandate e che oggi solo grazie a Gelardi ne siamo a conoscenza.

Un prodotto, molteplici proprietà

La manna è principalmente un alimento ma ha trovato impiego anche in campo farmaceutico e cosmetico. È composta principalmente da zuccheri quali il D-Mannitolo e il levulosio (data la bassa quantità di glucosio può essere assunta anche dai diabetici), acqua, acidi organici e, in misura minore, mucillagini, resine e composti azotati. La composizione della manna è complessa e può variare in base al clima, l’età e lo stato fitosanitario del frassino.

Un prodotto, molteplici proprietà

È un blando lassativo e, in base alle dosi assunte, ha anche un azione purgativa. Permette di svuotare la bile, decongestionare il fegato e ha un’azione diuretica che favorisce l’eliminazione di sostanze tossiche dall’organismo, inoltre può sostituire lo zucchero in pazienti affetti da diabete.

Espettorante, emolliente e fluidificante del muco, la manna ha anche un’azione benefica sulle rughe spianandole e favorendo la morbidezza della pelle, da qui il suo utilizzo in cosmesi.
Ad oggi non ci sono casi che testimoniano l’insorgenza di controindicazioni nell’utilizzo di manna (che è comunque sconsigliato in casi di appendicite).

Che si possa considerare veramente un alimento divino?

Fonti: ilfrassino.it – libro Memorie sulle piogge di Manna di Giulio Gelardi

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