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Quando le aragoste erano cibo per detenuti

Quando le aragoste erano cibo per detenuti

Ebbene sì, viene quasi difficile da credere ma giusto cento anni fa sulle coste degli Stati Uniti venivano pescate così tante aragoste da utilizzarle perfino come fertilizzante.

C’è stato un periodo abbastanza recente nella storia dell’umanità, in cui le aragoste, quel succulento piatto che fa segnare sempre (o quasi) il prezzo più alto del menù, erano talmente comuni da essere considerate per eccellenza il piatto dei poveri. Se volevate un motivo in più per passare qualche giorno nei cari bei vecchi tempi ora ne avete uno.

Il cibo dei poveri

Rossa vermiglia una volta cotta, squisita e dalla carne succulenta, l’aragosta rappresenta l’apice dei frutti di mare in cucina, eppure non è sempre stato così: quando coloni e pellegrini arrivarono sulle coste americane per fondare i loro primi insediamenti costieri si trovarono di fronte un oceano straripante di aragoste. Letteralmente straripante, basti pensare che sulle sue rive si formavano muri di questi animali alti anche settanta centimetri.

Ovviamente i coloni ne approfittarono immediatamente e cominciarono a mangiarne in gran quantità, arrivando anche a consumarle per tutti e tre i pasti della giornata, prevedibilmente stancandosi dopo poco del loro sapore. Fu così che presto le aragoste cominciarono ad essere definite addirittura come scarafaggi di mare e si decise di impiegarle in ogni modo possibile.

L’aragosta nel menu delle prigioni

Così si cominciò a sperimentare il crostaceo come fertilizzante nei campi e successivamente come esca per la pesca. Infine, visto che i numeri non accennavano a diminuire, si cominciò ad impiegarla nei pasti per detenuti.

L’aragosta fu talmente sfruttata come cibo per i galeotti che ad un certo punto venne introdotta una legge particolare per difendere i detenuti da punizioni violente e crudeli che coinvolgevano questo piatto gourmand.

Ma quanto dovette passare prima che si cominciasse a considerarla tale? Verso la metà del diciannovesimo secolo cominciò a diffondersi negli Stati Uniti il cibo in scatola. Di consegueza, con la costruzione delle lunghe ferrovie che si diramavano dalle coste orientali dell’america settentrionale verso occidente, si incrementò la domanda di aragoste, che venivano spedite già trasformate. Nel 1880 il crostaceo cominciò a lievitare di prezzo, anche grazie agli americani che in massa si dirigevano nel New England per assaporare questa prelibatezza fresca e negli anni della seconda guerra mondiale i prezzi erano ormai bene o male in linea con quelli attuali.

Così da fertilizzante, esca e cibo per poveri o detenuti divenne la leccornia gourmand che non vediamo l’ora di gustare, possibilmente fresca assieme ad una buona dose di burro fuso.


Matteo Buonanno Seves
Matteo Buonanno Seves
Scopri di più
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.
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