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Lavorare nella ristorazione è stressante?

Si sa, lavorare nella ristorazione è stressante, ma una recente ricerca ha svelato la portata del problema, sempre più sentito.

Che lavorare nella ristorazione sia stressante è un dato di fatto per molti, ma quello che non è chiaro alla maggior parte delle persone è la portata del fenomeno: una recente ricerca portata avanti da Unilever Food Solutions ha sottolineato come quasi tre quarti degli chef vivano senza dormire abbastanza, letteralmente sleep-deprived.

Contemporaneamente uno studio pubblicato sul Substance Abuse and Mental Health Service Administration, sottolinea come, nel 2015, la ristorazione fosse il settore con l’utilizzo maggiore di stupefacenti. Fortunatamente però l’industria della ristorazione sta affrontato il problema con sempre maggior decisione.

Lavorare nella ristorazione è stressante?

Perché lavorare nella ristorazione è stressante

A svelare il perché lavorare nella ristorazione sia stressante ci pensa Tim Etherington-Judge, fondatore di Healthy Hospo, una società che si occupa proprio della tutela della salute mentale dei lavoratori di questo settore. È lui a citare per primo uno chef come Marco Pierre White, mentore di Gordon Ramsay e emblema dei cuochi sopra le righe, dediti anche all’uso di alcol e altre sostanze.

In un’intervista rilasciata nel 2018 ha spiegato come il settore sia abituato a sfruttare il più possibile le nuove leve, almeno fin quando queste non sono completamente esauste. A quel punto o cedono o internalizzano completamente la filosofia del settore, diventando di fatto succubi di una filosofia professionale molto distruttiva.

Non solo il 74% degli chef non dorme una quantità sufficiente di ore, ma di questi la maggior parte arriva al punto di essere esausta anche sul posto di lavoro, tipicamente al ristorante. La stessa ricerca tenuta da Unilever Food Solutions, che ha indagato sul perché lavorare nella ristorazione sia stressante, ha anche sottolineato che il 63% degli chef si sente depresso. Inoltre più della metà degli operatori di questo settore racconta di essere stato spinto oltre i propri limiti.

L’aspetto positivo è che sempre più ristoratori si stanno rendendo conto della gravità della situazione e le iniziative a riguardo si moltiplicano di giorno in giorno: gli orari di lavoro vengono osservati con più fiscalità, nelle cucina si stigmatizza di meno chi parla di salute mentale. Si organizzano iniziative collettive per il benessere dei dipendenti, favorendo anche la formazione di un certo spirito di squadra.

Insomma, sembra che le cose stiano andando meglio, perché se da una parte è vero che lavorare nella ristorazione è stressante, dall’altra sempre più manager stanno imboccando la strada giusta.

REDAZIONE
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