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Latticini vegani: anche il packaging potrebbe dover cambiare

Un emendamento alla normativa europea che regolamenta i mercati agricoli potrebbe obbligare i produttori a cambiare etichette e formati delle confezioni

Nuovi guai in arrivo per i produttori di alternative vegane ai latticini. Con l’approvazione lo scorso 23 ottobre dell’emendamento 171 per la modifica del Regolamento UE n. 1308/2013 (organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli) da parte del Parlamento Europeo. Con questo voto, latte e formaggi destinati a chi non consuma derivati animali potrebbero dover cambiare molte caratteristiche presenti sugli attuali packaging.

"Latticini" vegani: oltre al nome, i produttori potrebbero dover cambiare anche il packaging e le etichette

Le conseguenze dell’emendamento

L’emendamento deve ancora essere approvato in via definitiva, ma già suscita preoccupazioni. I suoi contenuti, infatti, secondo molti si prestano a interpretazioni molto ampie. Se resterà così, i tribunali avranno grandi margini di libertà per decidere se vietare o no che un prodotto compaia sugli scaffali dei supermercati.

Nei casi peggiori, i produttori di bevande come il latte d’avena o di yogurt di soia potrebbero essere costretti a rimuovere dalle confezioni termini come “latticini”, “cremoso”, “simil yogurt” ed espressioni come “non contiene latte”. Non sarebbero più accettate nemmeno informazioni che sull’etichetta comparano il differente impatto sul clima del loro prodotto con quello del prodotto caseario equivalente.

Un altro grande cambiamento che potrebbe innescare l’emendamento è quello relativo allo stesso formato dell’imballaggio. I cartoni che ricordano con la loro forma i contenitori del latte e i vasetti troppo simili a quelli dello yogurt sarebbero banditi dagli stabilimenti dei produttori di alternative vegane.

Lo protesta dei produttori

Queste difficoltà si aggiungerebbero ai già noti problemi nella denominazione ufficiale dei prodotti. Nel 2017, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che le aziende specializzate in cibo vegano non possono utilizzare termini come hamburger, latte e yogurt per i prodotti immessi in commercio nei Paesi dell’Unione Europea.

Le regole sono frutto della grande pressione del settore caseario che sostiene di voler tutelare i consumatori e impedire che vengano fuorviati dai termini utilizzati sulle confezioni di cibo vegano. “Non credevo che il Parlamento Europeo sarebbe sceso così in basso – ha detto Sauro Martella, fondatore del progetto Vegan D’Or in un’intervista a OsservatorioVeganoOkarrivando ad attaccare le aziende che operano legittimamente in ambito vegetale e a negare il diritto di scelta ai consumatori che prediligono prodotti sani e rispettosi dell’ambiente. Le aziende che si occupano di sostituti vegetali sono state danneggiate in modo ingiustificabile proprio in questo momento economico così delicato!”.

Il mercato cambia

Solo il mercato delle bevande vegetali alternative al latte nel 2019 valeva 12 miliardi di dollari a livello mondiale . Si stima che crescerà dell’11 percento all’anno tra il 2020 e il 2026 raggiungendo un valore di 21 miliardi di dollari. Secondo un sondaggio di Veganz, azienda tedesca del settore veg, la quota di consumatori vegani nell’Unione Europea è cresciuta significativamente negli ultimi quattro anni. E anche se le percentuali possono sembrare ancora basse, stanno aumentando anche le persone che si considerano flexitariane: in Germania, a fronte di un 3 percento di consumatori che si dichiara vegano, un terzo di essi preferisce la dieta vegetariana alla carne.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food