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La catena di ristoranti che comunica l’impatto climatico degli ingredienti usati

Chipotle permette di scoprire quanto i suoi piatti impattano sull'ambiente. Basta un ordine online e si ottengono valori come CO2 emessa o acqua consumata

Nome del piatto, prezzo ed emissioni rilasciate. Oltre agli allergeni, i menù del ristorante del futuro potrebbero presto riportare anche l’impatto ambientale degli ingredienti usati per le pietanze proposte. In questa direzione, c’è una realtà apripista negli Stati Uniti: Chipotle. La catena messicana specializzata in burritos e tacos mette i clienti a conoscenza di quanto i suoi prodotti siano più o meno virtuosi rispetto alla media industriale, non solo a livello di emissioni di CO2.

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Real Foodprint: come funziona il calcolatore di Chipotle

Per fornire queste indicazioni, tuttavia, si è preferito utilizzare la tecnologia piuttosto che riempire le pagine del menù cartaceo. È nato così Real Foodprint, uno strumento integrato al sito web e all’app ufficiali di Chipotle che permette a chi ordina online di scoprire in che misura gli ingredienti utilizzati dalla catena rispettano l’ambiente. In particolare, sono cinque le metriche che il calcolatore elenca: l’anidride carbonica rilasciata (in grammi), l’acqua risparmiata (in galloni), la superficie di suolo resa più fertile (in piedi quadrati), la superficie di terreno coltivata a biologico incentivata (in piedi quadrati) e gli antibiotici evitati (in milligrammi).


Il confronto tra i dati

I parametri possono essere in positivo o in negativo. Significa che, guardando ai valori medi dei prodotti comunemente utilizzati, possono rivelarsi più o meno impattanti al livello ambientale. E nel corso del tempo un piatto può migliorare così come peggiorare il suo risultato in base ai fornitori scelti da Chipotle per queste materie prime. La catena si è impegnata ad aggiornare regolarmente i valori in modo da essere più trasparente possibile con i suoi clienti e fornire dati sempre puntuali. Il Real Foodprint riesce a fare i confronti grazie a una partnership tra Chipotle e HowGood, una società di ricerche che pesca i dati da oltre 450 studi scientifici e sottoposti a peer review per calcolare le differenze tra gli ingredienti utilizzati dalla catena messicana e le alternative più convenzionali.

Facendo un po’ di ordine, quindi, se fossimo negli Stati Uniti e ordinassimo uno dei piatti a base di pollo presenti nel menù (la Nye’s chicken bowl), potremmo sapere che per la sua preparazione sono stati rilasciati 0,8 grammi in meno di anidride carbonica, risparmiati 0,4 galloni di acqua (oltre 1,5 litri), avremmo aumentato la salute di 1,7 piedi quadrati (quasi 0,16 metri quadrati) di terreno e supportato 0,9 piedi quadri (0,08 metri quadrati) di terreno coltivato a biologico; infine, sarebbero stati risparmiati 42,3 milligrammi di antibiotici rispetto a un ordine simile preparato con ingredienti di uso comune.

Uno strumento utile. Ma con un limite

Il Real Foodprint è uno strumento studiato per rendere più consapevoli i clienti. L’iniziativa, tuttavia, presenta un limite: confronta solo gli stessi identici ingredienti e non altre categorie che potrebbero rimpiazzarli. In altre parole, per un piatto a base di carne (la specialità della casa), Chipotle mostra solo la differenza con le stesse carni usate a livello industriale, ma non quelle con le alternative vegetariane che potrebbero sostituire quella pietanza. Il responsabile marketing della catena ha spiegato che non è stata offerta questa possibilità per non dare un giudizio di valore sulle scelte individuali.

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