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Isole Faroe: la caccia ai delfini sarà limitata dopo la strage del 2021

Nelle Isole Faroe la caccia a delfini e balene è una tradizione ma, dopo il recente massacro, il governo ha posto dei limiti.

La caccia a delfini e balene è nelle isole Faroe ancora parte dell’attualità. Qui, in estate, la pratica diventa protagonista di un evento tradizionale. L’anno scorso l’uccisione di un numero di delfini senza precedenti ha acceso le proteste e ora le autorità hanno deciso di intervenire. Il governo ha posto delle quote limite, ma la sensazione è che il provvedimento sia tutt’altro che risolutivo.

delfini Isole Faroe
Foto: Noah Munivez @Pexels

Caccia ai delfini nelle Isole Faroe

La caccia a delfini e balene rappresenta per gli abitanti delle Isole Faroe un residuo della tradizione vichinga. In tempi antichi uccidere un cetaceo era considerato un rito di passaggio, che segnava l’ingresso nell’età adulta. Oggi la Grindadráp vede i cacciatori radunare i mammiferi marini nelle acque basse e poi massacrarli con l’aiuto di coltelli. I protagonisti della strage sono per lo più delfini della specie Leucopleurus acutus e globocefali. La loro carne viene distribuita gratuitamente alla popolazione locale. L’anno scorso l’evento tradizionale, già di per sé famoso, ha fatto particolare scalpore. Il 12 settembre, infatti, sono stati uccisi 1.423 delfini, un numero mai visto prima.

Proteste e limiti

Le proteste per l’impatto della caccia a delfini e balene sono diffuse da tempo e il caso dello scorso anno non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Le autorità hanno dichiarato che si è trattato di un tragico errore di calcolo sulle dimensioni del branco dei cetacei. Una petizione con più di 1.3 milioni di firme ha, però, spinto il governo ad agire. Sono stati, così, imposti dei limiti che sanciscono che fino al 2024 non potranno essere uccisi annualmente più di 500 delfini. Tra il 1996 e il 2021 il numero di tali cetacei morti per la caccia è stato in media di 270 all’anno e la quota dei 500 è stata superata solo tre volte, prima del massacro. Ciò porta molti a definire il provvedimento una farsa.

Un Paese diviso

La caccia ai delfini rappresenta nelle isole Faroe una pratica controversa. Molti la classificano come un modo sostenibile per ottenere cibo dal mare e ne reclamano il valore storico di tradizione. Le autorità sostengono, poi, che i metodi di uccisione garantiscano la minima sofferenza agli animali. Gli ambientalisti sottolineano, invece, che raramente gli abbattimenti sono veloci come dovrebbero e che, quindi, la pratica sia da ritenere crudele. I locali sull’argomento sono divisi. L’83% della popolazione è favorevole alla caccia alle balene, solo il 53% è, però, d’accordo a estendere la strage anche ai delfini. Sally Hamilton, direttrice dell’ONG Orca ha, poi, sottolineato che con l’imposizione delle quote il governo ha formalmente riconosciuto i massacri come accettabili e ora il futuro preoccupa.

Pensare che nel 2022 le Isole Faroe vengono ancora definite il “mattatoio” dei delfini causa sconforto. Oggi sappiamo quanto gli ecosistemi marini siano preziosi per la sopravvivenza del pianeta e garantirne l’equilibrio dovrebbe risultare la priorità. La speranza è che i limiti imposti possano davvero segnare un’inversione di rotta. Nel frattempo non ci resta che attendere con apprensione i dati sui bilanci annuali.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.