Ipertensione, tra le cause anche la salinità dell’acqua
L’ipertensione è una problematica molto diffusa a livello mondiale e ora sappiamo che tra le cause indirette del problema rientra anche la corsa del cambiamento climatico. Secondo uno studio pubblicato in BMJ Global Health infatti per colpa dell’innalzamento del livello dei mari la salinità dell’acqua potabile aumenta e ciò si ripercuote in modo silenzioso sulla salute pubblica. I dati non sono ancora esaustivi ma approfondire la questione appare d’obbligo.

Che cosa può provocare l’ipertensione?
Diversi fattori possono rientrare tra le cause dell’ipertensione, intesa come un costante valore elevato della pressione sanguigna all’interno delle arterie. A predisporre a questo disturbo è in genere uno stile di vita inadeguato in cui si assumono eccessive quantità di sodio attraverso i cibi, e/o si fa poca attività fisica privilegiando la sedentarietà. Ora nell’equazione fa però irruzione una nuova variabile.
Il sodio in eccesso può, infatti, anche essere assunto in modo inconsapevole attraverso l’acqua potabile. A causa dell’innalzamento del livello dei mari, nelle aree costiere, l’acqua di mari e oceani finisce per infiltrarsi in quella delle fonti sotterranee e per innescare la dinamica. Per quanto l’aumento di salinità risulti minimo l’impatto del cambiamento appare significativo.
Le nuove cause dell’ipertensione
A concentrarsi su come il cambiamento climatico possa rientrare tra le cause dell’ipertensione ci ha pensato un team della Florida International University. I ricercatori hanno effettuato una meta-analisi su 27 studi pubblicati, coinvolgenti più di 74.000 persone sparse tra vari Paesi europei, Stati Uniti, Australia, Israele, Bangladesh, Vietnam e Kenya. Ne è emerso che chi beveva acqua con una maggiore concentrazione di sale aveva in media una pressione diastolica di 2.82 mmHg più alta e una sistolica a quota +3.22 mmHg.
Ogni crescita dei valori della sistolica di 5 mmHg determina un alzarsi della probabilità di morte prematura del 10%, quindi anche le piccole oscillazioni risultano significative. Le popolazioni costiere che assumevano acqua più salata hanno anche mostrato un rischio del 26% maggiore di sviluppare ipertensione.
Ipertensione: i rimedi contro le nuove cause
I dati sulle cause dell’ipertensione connesse al cambiamento climatico devono essere attentamente valutati. Il loro impatto a livello globale è in primis del tutto iniquo. I problemi riguardano soprattutto le aree costiere, in cui risiedono però 3 miliardi di persone, e le zone a basso reddito dove i sistemi di depurazione non sono efficienti. La salinità dell’acqua emerge poi dall’analisi come un fattore di rischio da non trascurare.
Anche se a primo sguardo potrebbe dare l’impressione di essere poco rilevante, infatti, determina un aumento del pericolo paragonabile a quello favorito dalla sedentarietà, che è compreso tra il 15 e il 25%. Monitorare più attentamente la qualità dell’acqua nelle aree individuate come hotspot, migliorare i sistemi di filtraggio e affidarsi a sistemi di raccolta della risorsa alternativa potrebbero costituire delle ottime strategie di intervento.
La salinità dell’acqua non viene citata tra le cause dell’ipertensione ma oggi le cose potrebbero cambiare. Il cibo rimane la prima fonte per l’assunzione di sodio ma approfondire la ricerca per inserire l’impatto dei liquidi che beviamo nel calcolo è fondamentale. Sull’argomento al momento non esistono nemmeno linee guida di riferimento emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma la speranza dei ricercatori è che il nuovo studio faccia da primo passo.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità.






