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Inquinamento Ue: gli allevamenti producono più emissioni di auto e furgoni

La CO2 prodotta dalle fattorie con bestiame è cresciuta del 6% tra il 2007 e il 2018. Ogni anno ne producono l'equivalente di 502 milioni di tonnellate

Nell’Unione Europea l’allevamento di bestiame causa più emissioni di anidride carbonica (CO2) di tutte le auto e i furgoni in circolazione sulle strade dei Paesi membri. Lo dice una nuova analisi di Greenpeace. Per la precisione, le fattorie che crescono animali per la produzione di carne e prodotti caseari rilasciano il 17 percento di tutte le emissioni del blocco Ue contro il 14,5 percento attribuibile al traffico delle due tipologie di veicoli.

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L’analisi di Greenpeace

L’analisi dell’organizzazione si basa sui dati della Fao, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura dell’Onu, e su altre ricerche scientifiche sottoposte a peer-review. Il bilancio finale parla di un equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno rilasciate dalle fattorie europee. Ma se si aggiungono le emissioni di gas serra indirette, ovvero quelle collegate alla produzione dei foraggi, allo sfruttamento del suolo, alla deforestazione e ad altre pratiche di utilizzo dei terreni, la quota annuale di emissioni attribuibili al settore schizza a 704 milioni di tonnellate di CO2.

A spingere questo tipo di inquinamento, sono le abitudini alimentari degli europei. Greeanpeace ha rilevato che in media un cittadino Ue consuma il 60 percento in più di carne, uova e derivati del latte rispetto a quanto raccomandano i dietologi. L’allevamento per la produzione di prodotti caseari è stato il più impattante nel 2018, seguito da quelli per la carne. Maiale, manzo e pollo occupano le prime posizioni, mentre pecora e capra seguono in questa classifica la produzione di uova.

La soluzione per tagliare le emissioni

Senza un’inversione di tendenza nel settore, la Ue non riuscirà a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi per contrastare il cambiamento climatico. “I leader europei hanno girato troppo al lungo attorno al problema dell’impatto degli allevamenti”, ha detto il responsabile per le politiche agricole di Greenpeace in Europa Marco Contiero. La soluzione? “Gli animali non smetteranno di emettere flatulenze e rigurgiti, l’unico modo per tagliare le emissioni ai livelli richiesti è ridurre il loro numero”. Proprio in questa direzione dovrebbero andare i sussidi Ue ora destinati al sostegno degli allevamenti intensivi.

Meno animali, meno malattie

Secondo Greenpeace con il dimezzamento della quantità di animali allevati si risparmierebbe l’equivalente di 250 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, più o meno la stessa quota di emissioni prodotte complessivamente dagli 11 Paesi membri meno inquinanti. Una riduzione degli animali nelle stalle aumenterebbe inoltre anche la sicurezza biologica, argomento più che mai attuale in tempi di pandemia. “Si stima che li 73 percento di tutte le nuove malattie infettive derivino dagli animali – ha aggiunto Greenpeace –  e le specie da allevamento trasmettono un numero straordinario di virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza, agli umani”.

REDAZIONE
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